Pubblicazione Rivista "Pampaedia" - Copertina

Pubblicazione Rivista “Pampaedia”

Pubblicazione Rivista “Pampaedia”

Su richiesta della prof.ssa Donatella Lombello, segnaliamo la Pubblicazione Numero 195 della Rivista As.Pe.I. “Pampaedia”.
Povertà educativa e merito: quale il ruolo della scuola? Parlare di povertà educativa significa, anzitutto, considerare le condizioni che intervengono a impedire, in modo intermittente o continuativo, a chi si trova nell’età evolutiva, di accedere ai saperi, alle conoscenze, agli apprendimenti, col conseguente risultato, per chi ne è colpito, di una maturazione incompleta, di un’ insufficiente padronanza di abilità cognitivo-intellettuali, ma anche psico-affettivo-emozionali.
L’effetto negativo, per chi vive in un contesto di povertà educativa, si manifesta, generalmente, nel calo di motivazione a realizzare il proprio processo di crescita, anche per la percezione di un’ inadeguatezza sia nell’autonomia personale, sia nel senso di rispettabilità-dignità di cui disporre nelle relazioni interpersonali e nella partecipazione attiva alla vita della collettività. Molteplici possono essere i fattori, che inducono, appunto, il rischio di povertà educativa: lo svantaggio economico delle famiglie, la bassa scolarità dei genitori, la “precarietà” comunicativa in contesti linguistici nuovi-diversi da quelli originari, la mancata accessibilità a forme di promozione culturale (libri, biblioteche, centri di aggregazione sociale…), volte al miglioramento personale.
L’abbandono scolastico e la dispersione scolastica, ossia, rispettivamente, l’interruzione definitiva dei corsi d’istruzione, oppure la loro fruizione irregolare (caratterizzata da ripetenze, cambio di scuola…), come pure la diffusione del fenomeno dei giovani non impegnati né a scuola né nel lavoro, i cosiddetti NEET (Non in Employment, Education or Training), sono tra le spinose conseguenze della povertà educativa. Ridurre le disuguaglianze educative è compito primario della nostra Scuola, chiamata ad approntare idonei strumenti educativo-didattico-metodologici necessari a limitare le condizioni “remote” di povertà-impoverimento economico-socio-culturale delle famiglie, trasmissibili nel vissuto scolastico di molti dei nostri ragazzi, impedendo la loro completa crescita formativa.
Chiamare in causa il merito, in dimensione scolastica, da intendersi, al contempo, come possesso individuale di talenti e volontà personale di farli fruttare, significa mettere in campo l’impegno educativo-didattico per raccordare insieme la realizzazione dell’art. 3 della Costituzione: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, e dell’art.34: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.
I contributi, nazionali e internazionali, di seguito raccolti, offrono riflessioni che permettono valutazioni e confronti critici.
Link per scaricare il numero della rivista: https://ojs.pensamultimedia.it/index.php/aspei/issue/view/328/266

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