Su gentile richiesta delle Prof.sse Donatella Lombello e Carla Xodo, segnaliamo la Pubblicazione del Numero 199 della Rivista “Pampaedia. Educare è crescere insieme” dal titolo “Abitare la transizione. Per una pedagogia del lavoro all’altezza della sfida algoritmica”.
L’intelligenza artificiale (IA) ha cessato di essere un’ipotesi futuribile per diventare un paradigma tecno-economico che sta innescando una metamorfosi radicale del lavoro e della società. La sua capacità di automatizzare non solo compiti manuali, ma anche attività cognitive complesse, sta ridisegnando le architetture professionali, generando una polarizzazione del mercato del lavoro e rendendo potenzialmente obsolete intere categorie di competenze.
Questo scenario, definito da molti come la “quarta rivoluzione industriale” (Schwab, 2016), si differenzia dalle precedenti transizioni. Le trasformazioni tecnologiche del presente potrebbero non limitarsi a supportare l’attività umana, ma a sostituirla progressivamente proprio nella sua funzione più caratteristica: l’elaborazione simbolica, la capacità di interpretare il reale, di attribuire significato e di produrre contenuti automatici. Per la prima volta nella storia, il lavoratore rischia di essere estromesso dall’atto stesso di lavorare, ridotto a supervisore di un processo che si svolge senza il suo coinvolgimento attivo. Non siamo al cospetto di un mero problema tecnologico o economico, ma a una profonda sfida antropologica e culturale che impone una riconsiderazione dei fini e dei mezzi dell’educazione, sollecitando la pedagogia a un dialogo serrato con le nuove frontiere tecnologiche. L’automazione di compiti cognitivi e la riconfigurazione dei saperi professionali rischiano di essere interpretati attraverso una lente puramente economica, riducendo la formazione a un dispositivo di adattamento della “risorsa umana”.
Questo approccio, sebbene pervasivo, è pedagogicamente insostenibile, poiché ignora la dimensione esistenziale, identitaria e politica del lavoro, trascurando lo sviluppo di quelle “capacità umane” fondamentali per una vita fiorente (Nussbaum, 2011). In questo scenario, la pedagogia del lavoro assume un ruolo cruciale. La sua vocazione non è inseguire la contingenza tecnologica, ma affermare un paradigma formativo che ponga al centro la persona, promuovendone l’agency e la capacità di costruire un percorso professionale dotato di significato. Si tratta di interrogarsi su come la formazione possa diventare uno spazio di emancipazione e non di addestramento; un luogo dove si impara a collaborare criticamente con la tecnologia, non a subirla. Questo numero monografico si propone di raccogliere contributi di ricerca e di riflessione teoretica che, adottando esplicitamente la prospettiva della pedagogia del lavoro, indaghino le trasformazioni in atto. L’obiettivo è duplice: da un lato, analizzare criticamente le retoriche e le pratiche formative che accompagnano l’introduzione dell’IA; dall’altro, delineare modelli pedagogici in grado di sostenere individui e organizzazioni nella costruzione di un futuro del lavoro equo e umanamente sostenibile, preservando il “sapore del mestiere” (Sennett, 2008) anche nei contesti algoritmici.
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