Call for papers rivista “Health Care Education in Practice” sul tema “Disagio Mentale e Stigma. Quali riflessioni educative, formative e cliniche possono emergere dopo la pandemia?”

Su richiesta delle prof.sse Cristina Palmieri, Lucia Zannini e Maria Benedetta Gambacorti Passerini, segnaliamo la call for papers della rivista “Health Care Education in Practice” sul tema “Disagio Mentale e Stigma. Quali riflessioni educative, formative e cliniche possono emergere dopo la pandemia?”.
A partire da febbraio 2020, la quotidianità di ognuno di noi è stata improvvisamente e drasticamente interrotta da cambiamenti tanto imprevisti quanto pervasivi a seguito della diffusione del virus SARS-CoV-2 e della successiva emergenza sanitaria che esso ha scatenato. La pandemia, mettendo in rilevo l’esistenza di virus capaci di minare alle fondamenta ogni nostra certezza e rendendo vivida la percezione della nostra finitezza umana, ha di fatto messo in discussione il benessere, la tranquillità e la salute mentale di ogni persona. Parallelamente ha, purtroppo, esposto ad ulteriori esacerbazioni tutti coloro che soffrivano di un disagio psicologico pregresso. A questo si aggiunga che i reparti di diagnosi e cura, le attività ambulatoriali, i DH psichiatrici, i centri diurni e le comunità residenziali si sono trovati costretti ad attuare il rispetto alle misure di contenimento dell’emergenza, con compromissione parziale o totale della loro efficacia di servizio. Questi avvenimenti sono forse identificabili come concause dell’aumento di forme e manifestazioni di disagio registrate anche, le più gravi, dalla cronaca nera più recente.
Peraltro, a seguito di ciò, sono emersi nell’opinione pubblica e nel mondo sanitario molti pensieri e riflessioni, ma anche molte critiche indirizzate perfino ai presupposti stessi del nostro sistema di salute mentale, legato fortemente all’opera di Franco Basaglia e del suo gruppo di lavoro e all’idea fondante del rispetto per la dignità umana e della possibilità di riabilitazione (recovery) della persona portatrice di un disagio psichico. La call di novembre 2021 della rivista Health Care Education in Practice, vuole focalizzarsi su di un interrogativo ben preciso: perché una pandemia, per quanto grave possa essere stata, ha potuto da una parte scardinare l’efficacia dei servizi e dall’altra mettere in dubbio per l’ennesima volta un sistema di cura che vede nel malato di mente una persona e non un pericolo? Una chiave di possibile interpretazione di tale questione sembra identificabile con il concetto di stigma sociale, assegnato al malato mentale e difficile da rimuovere. Tuttavia, essendo lo stigma – sociale o interiorizzato – un prodotto culturale esso è, come tale, oggetto di cambiamento e quindi affrontabile attraverso processi di tipo educativo e formativo.
Queste direzioni di pensiero interrogano fortemente il sapere e le pratiche dei professionisti dell’educazione e della sanità che, all’interno dell’area della salute mentale, tanto e sempre più sembrano essere chiamati ad una sinergia di pensiero e azione per prendersi cura di un disagio non focalizzato solamente sul carattere patologico della malattia, ma sul legame esistenziale che intercorre tra la vita e la salute della mente. La call si rivolge a tutti gli studiosi di ambito pedagogico e sanitario ed è finalizzata a raccogliere contributi sui temi delineati che appartengano ad una delle seguenti categorie:

  • contributi teorici
  • ricerche di natura qualitativa o quantitativa, indagini sperimentali o osservazionali
  • esperienze educative o cliniche di natura pratico procedurale.

La dead line per la consegna dei contributi è fissata per il 10.10.2021.
Per maggiori informazioni: https://jhce.padovauniversitypress.it