Su gentile richiesta delle Prof.sse Donatella Lombello e Cara Xodo, segnaliamo la Call for Abstract della Rivista “Pampaedia” dal titolo “La pratica sportiva e il mondo delle associazioni sportive. Per una pedagogia dell’esperienza, della corporeità, della cura e della libertà nei contesti associativi”.
La pratica sportiva, intesa come esperienza incarnata e situata, costituisce un ambito privilegiato di formazione della persona e un dispositivo educativo ad alta densità simbolica. Nei contesti delle associazioni sportive, il corpo si configura come luogo di esperienza e di relazione, spazio e luogo di apprendimento e di costruzione di senso: attraverso il movimento si attivano processi di soggettivazione, si elaborano identità, si apprendono forme di convivenza e si sperimentano modalità di partecipazione alla vita comunitaria. Con riferimento alla prospettiva deweyana dell’esperienza, che vede il soggetto interagire dinamicamente con l’ambiente (Dewey, 1938), lo sport praticato nelle associazioni sportive può essere inteso come contesto di apprendimento trasformativo, in cui il corpo in azione diviene occasione di riflessività e crescita.
Tale visione dialoga con l’epistemologia pedagogica di stampo fenomenologico (Bertolini, 1988) e con l’idea di apprendimento trasformativo (Mezirow, 2000): la prima, infatti, invita a leggere l’educazione come processo intenzionale radicato nell’esperienza concreta; la seconda sottolinea il valore critico-riflessivo delle pratiche formative. La logica, cui sovente lo sport si sottopone, di mero esercizio tecnico e prestativo, può essere superata nella prospettiva di raffigurare lo sport come pratica educativa complessa, in grado, grazie a figure formate sul piano educativo, di incidere sulle biografie dei soggetti in termini di apertura al possibile.
Tale potenzialità è, tuttavia, condizionata da dinamiche riduzionistiche: il corpo visto nella sua sola funzionalità, il mancato rispetto dei diritti, con particolare riferimento ai minori, la crescente burocratizzazione e finalizzazione economica delle organizzazioni sportive rischiano di depauperarne la valenza formativa. Manca, non infrequentemente, la consapevolezza del valore educativo – da non dare per scontato – che rischia di trasformare la pratica sportiva in un dispositivo eminentemente addestrativo.
La pedagogia è pertanto chiamata a un compito critico e generativo: interrogare il senso educativo e formativo dell’agire sportivo, sottraendolo a logiche meramente economiche, strumentali e prestazionali. Il dialogo con le scienze motorie – sul piano accademico compromesso, ma non interrotto, dallo spostamento dei settori scientifico disciplinari caratterizzanti in area biomedica – può contribuire a una comprensione profonda dei processi di apprendimento corporeo, assumendo la corporeità come categoria pedagogica fondamentale e il movimento e lo sport come spazio di cura educativa (Mortari, 2015), ovvero come pratica orientata all’attenzione all’altro, alla responsabilità e alla promozione di possibilità generative.
Scadenze:
- Invio abstract entro il 15.03.2026
- Invio contributo entro il 30.04.2026
- Pubblicazione: 30.06.2026
Per maggiori informazioni: https://ojs.pensamultimedia.it/index.php/aspei/announcement

