Coordinatori: Francesco Bossio, Micaela Castiglioni, Elena Mignosi
Descrizione
La vulnerabilità fa parte della vita, èil filo rosso della nostra esistenza, noi siamo ontologicamente vulnerabili. Nasciamo “mancanti di”, “necessitanti di”. La vulnerabilità è il “nostro destino” la nostra “radice” (Borgna, 2014). Essa tuttavia prende ulteriore forma e articolazione in relazione al contesto in cui viviamo, alle esperienze che facciamo e al tipo di relazioni sperimentate. Una di queste forme possibili èla fragilità, che può essere “aperta”, sottilmente generativa, o viceversa, “chiusa” e fonte di disagio e sofferenza in ogni età della vita. Tutto questo ci riguarda in modo particolare nella nostra contemporaneità che ci fa tendere, sempre più, verso una vulnerabilità che richiede cura e che è incurante, ma che si delinea come approccio sensibile e fecondo di esperienza e postura attenta alla bellezza interiore della persona.
Di tali questioni si occuperà il Gruppo SIPED denominato Vulnerabilità e fragilità nell’arco della vita e percorsi educativi di generatività e bellezza. Come si evince dalla denominazione stessa del Gruppo, il focus d’indagine strettamente interconnesso all’esperienza della fragilità nelle due accezioni semantiche che le appartengono, riguarderà le pratiche educative e generative di bellezza che hanno come protagonisti le persone nell’intero corso dell’esistenza, dalla prima età alle delicate e complesse successioni formative della preadolescenza e della giovinezza fino agli adulti e agli anziani, provenienti da contesti culturali diversi.
Così come, inevitabilmente, i professionisti dell’educazione (educatori, insegnanti, mediatori culturali, ecc.,.) implicati nei percorsi educativi e di cura. Perchè mettere al centro della nostra ricerca il tema del bello e della bellezza nei progetti/percorsi educativi? I motivi sono molteplici, una risposta poetica e fenomenologica la deriviamo dal Libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa, “ciò che vediamo non èciò che vediamo, ma ciò che siamo”. Da qui, la centralità dello sguardo dell’educatore che necessita di fare esercizio, in primis, di bellezza per poterla riconoscere dentro e fuori di sè, accompagnando l’Altro, che è costitutivamente una persona, a poter esperire dispositivi educativi e di cura che possiamo intendere come organizzazione di spazio/tempo e relazioni generative di bellezza. Che cosa significa secondo noi educar(si) al bello e tramite il bello? Con Leopardi è andare oltre la siepe che da tanta parte lo sguardo esclude”, con Heidegger è la ri-presa del già dato tramite la mediazione immaginativa e immaginaria del soggetto che percepisce, sente, vede, pensa ecc..
A generarsi sono nuove modalità di un sentire pensante, un salto in avanti, lo chiama Heidegger, che dal punto di vista auto-educativo significa crescita, accrescimento, ampliamento, decentramento del punto di vista, potenziamento del pensiero critico, tras-formazione personale nella relazione. Doveroso il richiamo al concetto di intelligenza creativa di Dewey, così come, al problematicismo pedagogico di Bertin e alla ricerca fenomenologica sulla bellezza in educazione. E’ evidente il guadagno per l’educatore il cui sguardo si fa sempre meno “appannato”, “chiuso”, “ingenuo” e della relazione educativa e di cura più sensibile, attenta e raffinata alla complessità dell’accadere educativo. L’esperienza educativa di “costruzione della bellezza” richiede impegno e responsabilità anche di natura politica quando è orientata alla costruzione di trame di relazioni e di senso.
Obiettivi
Incontri di gruppo a cadenza periodica e produzione di una relazione che restituisca lo stato dell’arte del gruppo; Organizzazione di un Convegno o Seminario Nazionale/Internazionale nel 2026 volto a fare il punto della situazione relativamente alle ricerche e alle pratiche di bellezza in situazioni di vulnerabilità; N. 1 Pubblicazione su Rivista di Fascia A; Co-progettazione di una ricerca (con eventuale partecipazione a bandi di finanziamento).
Componenti
- Battista Fernando, Università Telematica Link
- Biagioli Raffaella, Università di Firenze
- Bossio Francesco, Università della Calabria
- Castiglioni Micaela, Università di Milano-Bicocca
- Cavana Laura, Università di Bologna
- Cunti Antonia, Università di Napoli “Parthenope”
- D’Ambrosio Maria, Università Suor Orsola Benincasa
- Del Gobbo Giovanna, Università di Firenze
- Formenti Laura, Università di Milano-Bicocca
- Garista Patrizia, Università di Chieti-Pescara
- Ius Marco, Università di Trieste
- Lorenzini Stefania, Università di Bologna
- Mignosi Elena, Università di Palermo
- Santi Marina, Università di Padova
- Simone Maria Teresa, Università Telematica eCampus
- Tomarchio Maria, Università di Catania
- Tracà Cristian, Università di Bologna
- Zobbi Elisa, Università di Parma
- Zorzi Eleonora, Università di Padova
English version
Vulnerability and fragility throughout life and educational paths of generativity and beauty
Description
Vulnerability is part of life, it is the common thread of our existence, we are ontologically vulnerable. We are born “lacking”, “in need of”. Vulnerability is “our destiny”, our “root” (Borgna, 2014). However, it takes further shape and articulation in relation to the context in which we live, the experiences we have and the type of relationships we experience. One of these possible forms is fragility, which can be “open”, subtly generative, or vice versa, “closed” and a source of discomfort and suffering at every age of life. All this concerns us in a particular way in our contemporaneity that makes us tend, more and more, towards a vulnerability that requires care and that is careless, but which emerges as a sensitive and fruitful approach of experience and posture attentive to the inner beauty of the person.
These issues will be addressed by the SIPED Group called Vulnerability and fragility in the course of life and educational paths of generativity and beauty. As can be seen from the name of the Group itself, the focus of investigation closely interconnected to the experience of fragility in the two semantic meanings that belong to it, will concern the educational and generative practices of beauty that have people as protagonists throughout their existence, from early age to the delicate and complex formative successions of pre-adolescence and youth up to adults and the elderly, coming from different cultural contexts. As well as, inevitably, the education professionals (educators, teachers, cultural mediators, etc.,.) involved in educational and care paths. Why put the theme of beauty and beauty in educational projects/paths at the center of our research?
The reasons are many, a poetic and phenomenological answer comes from Fernando Pessoa’s Book of Disquiet, “what we see is not what we see, but what we are”. Hence, the centrality of the educator’s gaze, which needs to exercise, first and foremost, beauty in order to be able to recognize it inside and outside of oneself, accompanying the Other, who is constitutively a person, to be able to experience educational and care devices that we can understand as an organization of space/time and relationships that generate beauty. What does it mean, in our opinion, to educate oneself to beauty and through beauty? With Leopardi it is “going beyond the hedge that excludes the gaze from so many sides”, with Heidegger it is the re-taking of the already given through the imaginative and imaginary mediation of the subject who perceives, feels, sees, thinks etc.
What is generated are new modalities of a thinking feeling, a leap forward, Heidegger calls it, which from the self-educational point of view means growth, increase, expansion, decentralization of the point of view, strengthening of critical thinking, personal transformation in the relationship. It is necessary to recall Dewey’s concept of creative intelligence, as well as Bertin’s pedagogical problematicism and phenomenological research on beauty in education. The gain for the educator whose gaze becomes less and less “clouded”, “closed”, “naive” and the educational and care relationship more sensitive, attentive and refined to the complexity of the educational event is evident. The educational experience of “building beauty” requires commitment and responsibility also of a political nature when it is oriented towards the construction of plots of relationships and meaning.
Objectives
Regular group meetings and a report representing the state of the art within the group; National/International Conference or Seminar (2026) to take stock on research and practices of beauty in situations of vulnerability; N. 1 publication in A ranked Journal; Co-design of a research (with possible participation to calls for funding.