Coordinatori: Maria Grazia Lombardi, Stefano Salmeri, Fabrizio Manuel Sirignano
Descrizione
Il lungo itinerario storico-teoretico della riflessione pedagogica, dalla paideia greca alla pedagogia scientifica, fatto di accelerazioni improvvise e di brusche frenate sul piano epistemologico, fa emergere l’intimo nesso che lega il sapere pedagogico alla politica. In un’epoca di delegittimazione della politica e di mancanza di punti di riferimento è fondamentale ripensare la relazione pedagogia/politica. È vero che la politica – per le sue contraddizioni e per i fenomeni di corruzione che hanno interessato numerosi esponenti dei partiti – viene vissuta come luogo di contaminazione e spazio antietico, non avendo pudore a mascherare improvvisazioni, rampantismo, violenza.
La pedagogia, scienza della formazione e dell’emancipazione dell’uomo, strategia e metodo per la cultura, sistema epistemico e critico ha l’obbligo, etico e civico, di riallacciare il confronto e recuperare il suo ruolo di disciplina orientatrice in funzione di un’educazione alla cittadinanza attiva, che permetta di restituire ai giovani, alla società civile e ai singoli soggetti il piacere dell’impegno, della partecipazione e della capacità di scegliere e prendere posizione all’interno della polis/civica e dello stato per progettare e costruire un mondo migliore, solidale e democratico. Per la pedagogia democratica, la politica è il terreno a partire dal quale diventa inevitabile promuovere il pluralismo, costruire il confronto e il dialogo, definire le strategie per il futuro della scuola, dell’università e dei giovani. Se non c’è educazione senza democrazia e non si dà democrazia senza educazione, la pedagogia deve elaborare percorsi condivisi con il mondo della politica, educando alla coscientizzazione, al consenso e/o al dissenso consapevoli, scongiurando genericismo, qualunquismo, disinteresse, banalizzazioni e populismi. La pedagogia non può accettare di piegarsi ai dogmi di questo o quel formalismo, che la vorrebbero ridurre a disciplina asettica, tecnicistica, vuota, ribadendo la sua natura teoretica, epistemica ed ermeneutica per individuare le risposte più adeguate al cambiamento, alla complessità e ai nuovi sistemi/modelli della comunicazione.
La scuola e l’Università richiedono strategie e scelte capaci di garantire un futuro ai giovani. Ciò comporta un continuo scambio tra pedagogia e politica, affinchè si promuovano itinerari formativi, che abbiano come meta la reale educazione/istruzione dei cittadini come uomini di cultura, soggetti impegnati nel sociale, lavoratori. La pedagogia, autenticamente democratica, libertaria, liberatrice, emancipatrice non può avere atteggiamenti di sudditanza a tecnicismi e saperi standardizzati e standardizzanti, perchè è disciplina aperta, problematizzante e critica, capace di tracciare e prefigurare gli orizzonti della ricerca, non secondo logiche schematiche e rigide, ma secondo principi dinamici, inclusivi e democratici. Politica e pedagogia sono, pur nelle differenze, fattori e variabili indispensabili per il vivere civile e democratico, avendo entrambe l’obiettivo prioritario di far diventare patrimonio di tutti ciò che è privilegio di pochi.
Il Gruppo di Pedagogia politica – che nasce sulla scorta dell’esperienza già maturata nell’International Research Group Education and Politics (IREP), costituito ed operante da anni nell’ambito di un partenariato con Atenei del Sud Europa si pone in questa prospettiva, evidenziando che la pedagogia, attraverso un confronto sistematico ed epistemologicamente fondato, ha il compito di indicare le linee di indirizzo alla politica basate su: nonviolenza, pace, convivenza democratica, rispetto dei marginali e di tutti i soggetti più deboli, intercultura, tutela delle minoranze, rispetto della differenza di genere, dell’omosessualità, della disabilità, dell’ambiente, del territorio e di tutti i valori etici che incrementano le pratiche solidali, il mutuo riconoscimento e l’apertura all’alterità.
Obiettivi
Il gruppo di lavoro “Pedagogia e Politica” si propone di perseguire obiettivi di ricerca scientifica di natura interdisciplinare.
Componenti
- Ariemma Lucia, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”
- Balzano Vito, Università di Bari
- Borghese Gabriele, Università di Napoli “Suor Orsola Benincasa”
- Castaldi Maria Chiara, Università di Salerno
- Corbi Enricomaria, Università di Napoli “Suor Orsola Benincasa”
- Crescenza Giorgio, Università della Tuscia
- Dozza Liliana, Università di Bolzano
- Elia Giuseppe, Università di Bari
- Maddalena Stefania, Università di Chieti-Pescara
- Mannese Emiliana, Università di Salerno
- Marigliano Raffaela, Università di Salerno
- Marone Francesca, Università di Napoli “Federico II”
- Paolozzi Federica, Università di Napoli “Suor Orsola Benincasa”
- Ricciardi Maria, Università di Salerno
- Rubini Antonia, Università di Bari
- Sarracino Fernando, Università di Napoli “Suor Orsola Benincasa”
- Sarracino Vincenzo, Università di Napoli “Suor Orsola Benincasa”
- Tomarchio Marinella, Università di Catania
- Volpicelli Maria, Università di Catania
English version
Political pedagogy
Description
The long history of the theory of pedagogy, from Greek paideia to scientific pedagogy which is punctuated with sudden accelerations and equally sudden stops reveals the intimate connection of pedagogical knowledge and politics. In a time of delegitimation of politics and of a lack of landmarks, rethinking the relationship between pedagogy and politics is crucial. It is true that politics due to the contradictions and corruption many exponents of political parties have lapsed in is perceived as a place of contamination and as an anti-ethical space, shamelessly concealing incompetence, yuppieism, and violence. Pedagogy is the science of the education and emancipation of human beings, a strategy and a method for culture, an epistemic and critical system.
As such, it has the ethical and civic obligation to regain its role as a discipline providing orientation for education in active citizenship. Such an education should be able to give back to young people, to civil society, and to individuals the pleasure of commitment and participation, the pleasure of choosing and taking sides within the polis and the state, in order to plan and build a better, solidary and democratic world. For democratic pedagogy, politics is the inevitable starting ground of pluralism, discussion and dialogue, and strategies for the future of school, university and young people. If it is true that there is no education without democracy and no democracy without education, pedagogy should devise pathways it can share with the world of politics. It should teach awareness and conscious consent and/or dissent, fighting overgeneralization, indifference, banalizations and populisms.
Pedagogy cannot bow to the dogmas of this or this other formalism wishing to reduce it to an aseptic, technical, empty discipline. It needs to stress its theoretical, epistemic and hermeneutic nature to find the answers that are most adequate to face change, complexity, and new communication systems/models. School and university require strategies and decisions capable of guaranteeing a future to young people. This requires, in its turn, a continuous exchange between pedagogy and politics to the end of promoting educational paths aimed at a real education of citizens as men and women of culture, socially committed subjects, and workers. An authentically democratic, libertarian, liberating and emancipating pedagogy cannot pander to standardizing and standardized technical knowledge, because it is an open, problematic and critical discipline.
This kind of pedagogy is capable of tracing and forecasting research horizons, and it does so not by applying schematic and rigid thought models, but by following dynamic, inclusive and democratic principles. Politics and pedagogy, with all their differences, are indispensable factors and variables in civil and democratic life. The priority of both is to transform the privilege of a few into an asset for everyone. The Political Pedagogy Group formed in the wake of experiences made in the International Research Group Education and Politics (IREP), constituted years ago as a partnership between universities in Southern Europe adopts this perspective. It stresses that pedagogy has the task of promoting a systematic and epistemologically founded debate to lay down guidelines for politics. These guidelines should be based on nonviolence, peace, democratic cohabitation, respect of marginal and weak subjects, intercultural dialogue, protection of minorities, and respect of gender differences, homosexuality, disability, the environment, and of all the ethical values encouraging solidarity, mutual recognition, and openness to alterity.
Objectives
The working group “Pedagogy and Politics” aims to pursue scientific research objectives of an interdisciplinary nature.