Pedagogia e Politica

Coordinatori: Emiliana Mannese, Stefano Salmeri, Fabrizio Manuel Sirignano

In una epoca di delegittimazione della politica e di mancanza di punti di riferimento è fondamentale ripensare la relazione pedagogia/politica. È vero che la politica, per le sue contraddizioni viene vissuta come luogo di contaminazione e spazio antietico, non avendo pudore a mascherare improvvisazioni e violenza. La pedagogia, scienza della formazione, scienza di confine, strategia e metodo per la cultura, sistema epistemico e critico ha l’obbligo, etico e civico, di riallacciare il confronto e recuperare il suo ruolo di disciplina orientatrice in funzione di un’educazione alla cittadinanza attiva, che permetta di restituire ai giovani, alla società civile e ai singoli soggetti il piacere dell’impegno, della partecipazione e della capacità di scegliere e prendere posizione all’interno della polis/civica e dello stato per progettare e costruire un mondo migliore, solidale e democratico. Per la pedagogia democratica, la politica è il luogo a partire dal quale diventa inevitabile promuovere il pluralismo, costruire il confronto e il dialogo, definire le strategie per il futuro della scuola, dell’università e dei giovani. Se non c’è educazione senza democrazia e non si dà democrazia senza educazione, la pedagogia deve elaborare percorsi condivisi con il mondo della politica, educando alla coscientizzazione, al consenso e/o al dissenso consapevoli, scongiurando genericismo, qualunquismo, disinteresse, banalizzazioni e populismi. La pedagogia non può accettare di piegarsi ai dogmi di questo o quel formalismo, che la vorrebbero ridurre a disciplina asettica, tecnicistica, vuota, ribadendo la sua natura teoretica, epistemica ed ermeneutica per individuare le risposte più adeguate al cambiamento, alla complessità e ai nuovi sistemi/modelli della comunicazione.

La scuola e l’università richiedono strategie e scelte capaci di garantire un futuro ai giovani. Ciò comporta un continuo scambio tra pedagogia e politica, affinché si promuovano itinerari formativi, che abbiano come meta la reale educazione/istruzione dei cittadini come uomini di cultura, soggetti impegnati nel sociale, lavoratori. La pedagogia, autenticamente democratica, libertaria, liberatrice, emancipatrice non può avere atteggiamenti di sudditanza a tecnicismi e saperi standardizzati e standardizzanti, perché è disciplina aperta, problematizzante e critica, capace di tracciare e prefigurare gli orizzonti della ricerca, non secondo logiche schematiche e rigide, ma secondo principi dinamici, inclusivi e democratici. Politica e pedagogia sono, pur nelle differenze, fattori e variabili indispensabili per il vivere civile e democratico, avendo entrambe l’obiettivo prioritario di far diventare patrimonio di tutti ciò che è privilegio di pochi. In questa prospettiva, attraverso un confronto sistematico, epistemologicamente fondato, la pedagogia ha il compito di indicare le linee di indirizzo alla politica. Il Gruppo di Pedagogia politica infine nasce sulla scorta dell’esperienza già maturata nell’International Research Group Education and Politics (IREP), costituito ed operante da anni nell’ambito di un partenariato internazionale con Atenei del Sud Europa.

Obiettivi

I lavori del gruppo di Pedagogia e Politica saranno caratterizzati, oltre che da incontri tematici, da eventi scientifici e seminariali i cui risultati confluiranno in pubblicazioni scientifiche nazionali ed internazionali.

Componenti

Lucia Ariemma, Università della Campania “Luigi Vanvitelli”
Vito Balzano, Università degli Studi di Bari
Gabriella Calvano, Università degli Studi di Bari
Maria Chiara Castaldi, Università degli Studi di Salerno
Enricomaria Corbi, Università degli Studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa”
Giorgio Crescenza, Università degli Studi di Roma Tre
Antonella Cuppari, Università degli Studi di Milano-Bicocca
Liliana Dozza, Libera Università di Bolzano
Elia Giuseppe, Università degli Studi di Bari
Rita Locatelli, Università Cattolica del Sacro Cuore
Maria Grazia Lombardi, Università degli Studi di Salerno
Emiliana Mannese, Università degli Studi di Salerno
Alessandro Mariani, Università degli Studi di Firenze
Francesca Marone, Università degli Studi di Napoli “Federico II”
Franca Pinto Minerva, Università degli Studi di Foggia
Maria Grazia Riva, Università degli Studi di Milano-Bicocca
Antonia Rubini, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”
Stefano Salmeri, Università degli Studi di Enna Kore
Vincenzo Sarracino, Università degli Studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa”
Fabrizio Manuel Sirignano, Università degli Studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa”
Alessandro Tolomelli, Università degli Studi di Bologna
Maria Tomarchio, Università degli Studi di Catania


English version

Pedagogy and Politics

In a time of delegitimation of politics and of a lack of landmarks, rethinking the relationship between pedagogy and politics is crucial. It is true that politics – due to the contradictions n many exponents of political parties have lapsed in – is perceived as a place of contamination and as an anti-ethical space, shamelessly concealing incompetence and violence. Pedagogy is the science of the education, border science and emancipation of human beings, a strategy and a method for culture, an epistemic and critical system. As such, it has the ethical and civic obligation to regain its role as a discipline providing orientation for education in active citizenship. Such an education should be able to give back to young people, to civil society, and to individuals the pleasure of commitment and participation, the pleasure of choosing and taking sides within the polis and the state, in order to plan and build a better, solidary and democratic world. For democratic pedagogy, politics is the inevitable starting place of pluralism, discussion and dialogue, and strategies for the future of school, university and young people. If it is true that there is no education without democracy and no democracy without education, pedagogy should devise pathways it can share with the world of politics. It should teach awareness and conscious consent and/or dissent, fighting overgeneralization, indifference, banalizations and populisms. Pedagogy cannot bow to the dogmas of this or this other formalism wishing to reduce it to an aseptic, technical, empty discipline. It needs to stress its theoretical, epistemic and hermeneutic nature to find the answers that are most adequate to face change, complexity, and new communication systems/models.

School and university require strategies and decisions capable of guaranteeing a future to young people. This requires, in its turn, a continuous exchange between pedagogy and politics to the end of promoting educational paths aimed at a real education of citizens as men and women of culture, socially committed subjects, and workers. An authentically democratic, libertarian, liberating and emancipating pedagogy cannot pander to standardizing and standardized technical knowledge, because it is an open, problematic and critical discipline. This kind of pedagogy is capable of tracing and forecasting research horizons, and it does so not by applying schematic and rigid thought models, but by following dynamic, inclusive and democratic principles. Politics and pedagogy, with all their differences, are indispensable factors and variables in civil and democratic life. The priority of both is to transform the privilege of a few into an asset for everyone. The Political Pedagogy Group – formed in the wake of experiences made in the International Research Group Education and Politics (IREP), constituted years ago as a partnership between universities in Southern Europe – adopts this perspective.

Objectives

The work of the Pedagogy and Politics group will be characterized not only by thematic meetings, but also by scientific events and seminars whose results will flow into national and international scientific publications.