Coordinatori: Francesca Borruso, Rosa Gallelli, Gabriella Seveso
Descrizione
Ormai da alcuni decenni, all’interno del panorama pedagogico italiano ed internazionale, si sono affermate riflessioni e ricerche ampie e consolidate in merito alla dimensione del genere nel suo intreccio con la storia dell’educazione, con le teorie pedagogiche e con le pratiche educative. Si tratta di una produzione saggistica ricca ed articolata, che ha visto il discorso pedagogico entrare in dialogo con altre discipline, proponendo una propria specifica attenzione all’importanza di una progettualità consapevole e di un’autenticità delle relazioni educative e formative, per costruire appartenenze di genere aperte, plurali e rispettose dell’alterità. Questa attenzione si rivela ancor più significativa nella realtà attuale, caratterizzata da una profonda crisi delle democrazie occidentali che ha fatto riemergere non solo le fragilità delle istituzioni democratiche e l’incapacità di opporsi alle scellerate scelte di guerra, ma anche mentalità arcaiche, violenze diffuse agite sui più deboli, aspirazioni identitarie chiuse e oppositive alle differenze. Una crisi delle democrazie che sul piano socio-culturale fa già registrare un processo involutivo delle mentalità e dei comportamenti collettivi contrassegnato dalla crisi del dialogo fra le diverse istanze sociali, dal rifiuto della valorizzazione delle differenze, dal sorgere di nuovi fenomeni di nazionalismo, dall’emergere di nuove forme di subalternità e di sopraffazione. Il discorso pedagogico ècosì chiamato, con urgenza, ad individuare forme di intervento sia nella decodifica dei fenomeni fra attualità e storia sia nella individuazione di forme di supporto al delinearsi di nuove progettualità esistenziali capaci di aggirare stereotipie e pregiudizi di genere, sia nella rivitalizzazione della vita comunitaria democratica che va riaffermata come la miglior forma di vita associata, centrata sul dialogo e sull’accoglienza dell’alterità. Infatti, se nella nostra contemporaneità, da un lato si sono registrati nel corso degli ultimi cinquant’anni conquiste normative e culturali volte al riconoscimento della parità normativa e sostanziale fra i generi e al rispetto delle differenze, dall’altro lato continuano ad emergere nuove forme di discriminazione, di violenza e rifiuto connesse alle differenze di genere. E questo si riscontra in tutti gli ambiti della vita sociale. In particolare, nell’ambito della scuola, appare ancora significativo il fenomeno della sotto-rappresentazione delle ragazze e delle giovani donne all’interno dei percorsi di studio STEM, attraverso dinamiche di segregazione formativa e di auto segregazione formativa; così come appare significativo il ruolo giocato dagli/dalle insegnanti nella perpetuazione degli stereotipi di genere e nell’orientare il processo di costruzione dell’identità di genere di ciascuno/a, attraverso la relazione in classe, il linguaggio, l’uso di strumenti e metodologie, la costruzione di curricola, la presenza di inconscious bias. A sua volta, la famiglia, luogo storicamente deputato alla costruzione delle identità di genere esplicitamente e/o implicitamente normate, sta vivendo una transizione non priva di contraddizioni per costituirsi come luogo ove le identità si definiscono e autodefiniscono con percorsi più complessi e più articolati che nel passato e come luogo di relazioni plurali, favorendo nuove traiettorie, ma anche, in alcuni casi, confermando implicitamente messaggi o dinamiche tradizionali. Queste contraddizioni e questi mutamenti complessi si registrano, peraltro, anche in molti ambiti dell’educazione informale, quali l’associazionismo, i servizi educativi in generale, i media, l’educazione diffusa, e così via. La lettura di fenomeni così articolati e profondi può essere condotta solo alla luce di un’indagine che sappia riconnettere con acume il presente con dinamiche, stereotipi, latenze, che provengono dalla storia della cultura, nella consapevolezza che la relazione fra presente e passato non può essere considerata semplicemente nei termini di una riemersione del passato o preservazione della memoria (già di per sè importante), ma piuttosto deve essere studiata come intreccio profondo, problematico, composito nel quale il passato si pone come uno strumento insostituibile di decodifica e interpretazione del presente.
Obiettivi
Per questo motivo, il nostro gruppo intende costituirsi con lo scopo di promuovere iniziative e ricerche che indaghino l’intreccio fra dimensione di genere, pratiche educative e formative, teorie e modelli pedagogici e didattici, nella loro dimensione sincronica e diacronica, in particolare mettendo a fuoco questo intreccio:
- Nei luoghi e negli spazi dell’educazione formale e informale, quali le famiglie, le scuole, i servizi educativi, l’associazionismo, i media, gli enti locali, i percorsi di formazione professionale, indagando sia la presenza di stereotipi e dinamiche connesse implicitamente o meno con le rappresentazioni tradizionali, sia le possibilità di costruzione di nuove relazioni fra generi e di nuove traiettorie biografiche di generi e di generazioni;
- Nei luoghi e negli spazi della professione e del tempo libero, che si costituiscono sia come possibilità di sperimentare traiettorie emancipative sia come luoghi di riproduzione di segregazioni e/o discriminazioni;
- Nella produzione culturale, simbolica, letteraria, artistica, come luogo di sedimentazione di consuetudini e di stereotipi, ma anche come possibilità di incubazione di trasformazioni e di nuove sensibilità fino a giungere ad essere occasioni di progettualità esistenziale emancipatoria e liberatoria;
- d. Negli ambiti connessi con la corporeità, sia nella sua dimensione concreta sia nella sua dimensione simbolica, consapevoli della centralità di questa dimensione nelle pratiche e nelle biografie individuali.
Il gruppo si propone di organizzare almeno un seminario annuale allo scopo di mettere a confronto le riflessioni e le ricerche dei/delle suoi/sue componenti e di favorire la disseminazione degli studi. Si propone, inoltre, di stimolare la produzione di contributi, articoli, monografie in merito a questi temi, di organizzare workshop e webinar con cadenza periodica.
Componenti
- Aleandri Gabriella, Università di Roma Tre
- Ascenzi Anna, Università di Macerata
- Baldini Michela, Università di Firenze
- Bianchi Lavinia, Università di Roma Tre
- Borruso Francesca, Università di Roma Tre
- Bressanelli Renata, Università Cattolica del Sacro Cuore
- Covato Carmela, Università di Roma Tre
- Dal Toso Paola, Università di Verona
- Dalila Forni, Università di Firenze
- Gallelli Rosa, Università di Bari
- Ghizzoni Carla, Università Cattolica del Sacro Cuore
- Marzullo Rossella Università di Reggio Calabria
- Mazzella Elisa, Università Cattolica del Sacro Cuore
- Meta Chiara, Università di Roma Tre
- Morandini Maria Cristina, Università di Torino
- Musi Elisabetta, Università Cattolica del Sacro Cuore
- Nanni Silvia, Università dell’Aquila
- Pironi Tiziana, Università di Bologna Alma Mater Studiorum
- Romanazzi Grazia, Università di Macerata
- Rossella Raimondo, Università di Bologna
- Seveso Gabriella, Università di Milano Bicocca
- Trisciuzzi Maria Teresa, Libera Università di Bolzano
- Ulivieri Simonetta, Università di Firenze
- Vigutto Lucia, Università di Bologna
- Visceglia Donatella, Università di Roma Tre
English version
Education and gender studies between theory and history
Description
For several decades now, within the Italian and international pedagogical framework, extensive and consolidated reflections and researches have become established on the dimension of gender in its intertwining with the History of Education, with pedagogical theories and educational practices. This is a rich and articulated production of essays, which has seen pedagogy enter into fruitful dialogue with other disciplinary perspectives, proposing its own specific attention to the importance of a conscious planning and authenticity of educational and training relationships, in order to build gender identifications that are open, plural and respectful of otherness. This attention is even more needed in the current times, characterized by a deep and pervasive crisis of Western democracies that has revealed not only the fragility of democratic institutions and the inability to oppose the wicked choices of war, but also archaic mentalities, widespread violence inflicted on the weakest, closed identities aspirations opposed to differences.The crisis of democracies is on a socio-cultural level already a process of involution of collective mentalities and behaviors marked by the crisis of dialogue between different social instances, by the refusal to valorize differences, by the rise of new phenomena of nationalism, by the emergence of new forms of subordination and oppression. Pedagogical discourse is thus urgently called upon to identify forms of intervention both in the decoding of phenomena between current events and history and in the identification of forms of support and partnership in the emergence of new existential projects capable of circumventing gender stereotypes and prejudices, as well as in the revitalization of the democratic community life that must be reaffirmed as the best form of associated life, centered on dialogue and the acceptance of otherness. In fact, if in our contemporary world, on the one hand, over the last fifty years, there have been normative and cultural achievements aimed at recognizing normative and substantial equality between genders and respecting differences, on the other hand, new forms of discrimination, violence and rejection connected to gender differences continue to emerge.And this is found in all areas of social life.In particular, in the school context, the phenomenon of under-representation of girls and young women in STEM courses of study still appears to be very significant, through dynamics of educational segregation and auto-educational segregation; il also appears significant the role played by teachers in perpetuating gender stereotypes and directing the process of constructing the gender identity of each individual, through classroom relationships, language, the use of tools and methodologies, the construction of curricula and the presence of unconscious bias. Moreover, the presence of activities and studies that elicit awareness of the gender dimension is still lacking in both basic and in-service teacher training. In turn, the family, a place historically designated to the construction of explicitly and/or implicitly normed gender identities, is undergoing a transition not free of contradictions in order to constitute itself as a place where identities are defined and self-defined with more complex and articulated paths than in the past and as a place of plural relations, favouring new trajectories, but also, in some cases, implicitly confirming traditional messages or dynamics. These contradictions and complex changes can also be seen in many areas of informal education, such as in organisations, educational services in general, the media, community education. The reading of such articulated and profound phenomena can only be carried out in the light of an investigation that is able to acutely reconnect the present with dynamics, stereotypes, latencies, which come from the history of culture, in the awareness that the relationship between present and past cannot be considered simply in terms of a re-emergence of the past or preservation of memory (which is important in itself), but rather must be studied as a deep, problematic, composite interweaving in which the past is an irreplaceable tool for decoding and interpreting the present.
Objectives
For this reason, the aim of establishing our group is promoting initiatives and research that investigate the intertwining of gender dimension, educational and training practices, pedagogical and didactic theories and models, in their synchronic and diachronic dimensions, in particular by focusing on this intertwining:
- In the places and spaces of formal and informal education, such as families, schools, educational services, organizations, media, local authorities, vocational training courses, investigating both the presence of stereotypes and dynamics connected, implicitly or not, with traditional representations, and the possibilities of building new relations between genders and new biographical trajectories of genders and generations;
- b. In the places and spaces of work and leisure, which represent both the possibility of experimenting with emancipatory trajectories and the reproduction of segregation and/or discrimination;
- In cultural, symbolic, literary and artistic production, as a place of sedimentation of customs and stereotypes, but also as the possibility of incubating transformations and new sensibilities, to the point of becoming opportunities for emancipatory and liberating existential planning;
- In areas related to corporeality, both in its concrete and symbolic dimensions, aware of the centrality of this dimension in individual practices and biographies.
The group intends to organise at least one seminar a year in order to compare the reflections and research of its members and to encourage the circulation of studies. It also proposes to stimulate the production of contributions, articles and monographs on these topics, and to organise periodic workshops and webinars..