Su gentile richiesta della Prof.ssa Micaela Castiglioni, segnaliamo il Monologo “C’era Dio a Treblinka?” messo in scena il 25.01.2026 alle 17.00 Teatro Officina di Milano (Via Sant’Erlembaldo 2, Milano).
La riduzione a monologo di un dramma intitolato “L’opinione”, che nel 2002 ha rappresentato la drammaturgia italiana nella selezione dei migliori testi teatrali di 27 paesi EU a cura di The European Theatre Today. Il lavoro fu commissionato all’autore, Andrea Dalla Zanna, dal teatro stabile di Genova nel 1998 come adattamento del saggio di Gitta Sereny “In quelle tenebre”.
Franz era un uomo normale, dotato di una certa intelligenza. Era tranquillo e cortese. Divenne comandante del campo di sterminio di Sobibor e di Treblinka. Fu responsabile della morte di un milione di persone circa, uomini donne e bambini. Franz ne era consapevole, tutto accadeva davanti ai suoi occhi, eppure non si sentiva responsabile. Dopo la guerra Franz lasciò l’Europa e visse per lunghi anni con le figlie e la moglie che sapeva tutto di lui fin dall’inizio. Ebbe una serena vita familiare. Fu catturato in Brasile, riportato in Europa, processato e condannato all’ergastolo, ma non si sentì mai colpevole e morì con la certezza che Dio lo avrebbe perdonato. In questo spettacolo, interpretato da Tino Danesi, immagino che Franz parli di sé stesso con una sincerità disarmante, per raccontarci il suo punto di vista. Cerco di mostrare l’olocausto dal punto di vista dei carnefici perché le rappresentazioni demoniache o caricaturali del nazismo non mi rassicurano affatto, e spesso offrono pretesti al revisionismo storico. La normalità dei vari Franz mi fa molta più paura, perché dà la sensazione che nessuno di noi ne sia totalmente immune.
Il monologo riprende il dramma della vicenda narrata permette di riflettere sul concetto, per certi aspetti, paradossale, di “zona grigia”, elaborato da Primo Levi nel volume “Sommersi e salvati”. Dal punto di vista pedagogico ed educativo possiamo chiederci “quante” e “quali” zone grigie attraversano la nostra esperienza, in modo particolare, quella professionale, configurandosi come causa di sofferenza. È a partire da questi antefatti che si rende necessaria un’azione educativa dall’età adolescenziale in poi, con la finalità di incidere su una questione che mette in gioco la forma mentis di ognuno di noi.

