Pedagogia dell’infanzia tra presente e passato

Coordinatori: Lucia Balduzzi, Andrea Bobbio, Anna Bondioli

Descrizione

In anni a noi vicini si è assistito a un costante aumento dell’interesse scientifico nei confronti dell’infanzia. Oltre a campi del sapere tradizionalmente attenti allo studio del bambino – psicologia dell’età evolutiva, pediatria – altre discipline – storia, sociologia, giurisprudenza – hanno posto i bambini al centro dell’indagine. Nel dibattito politico le problematiche relative all’infanzia stanno assumendo una nuova centralità in rapporto a questioni ampiamente dibattute e concernenti i diritti, la cittadinanza, il dialogo interculturale. Non solo. Si è andata sviluppando la consapevolezza che, tra passato e presente, i contesti entro i quali vivono le diverse infanzie delle differenti società sono molteplici e soprattutto che tutti tali ambiti meritano di essere studiati: non certo solo la famiglia quale luogo tradizionale di socializzazione primaria, ma ad esempio oggi, nei Paesi più ricchi, istituzioni extradomestiche di cura (scuole e servizi per l’infanzia) che, in maniera sempre più consistente, si offrono come ambienti di vita paralleli. Non va infine dimenticato che nel nostro mondo globalizzato e specie nelle società opulente i bambini stanno diventando destinatari di un mercato di prodotti per l’infanzia e di utilizzo dei nuovi media i cui effetti non sono per ora chiaramente prevedibili.

Trasformazioni sociali, nuovi orientamenti politici, innovazioni disciplinari hanno caratterizzato nel passato prossimo e caratterizzano nell’oggi il mondo dell’infanzia rendendolo un oggetto di studio di particolare interesse e dando così nuova luce, in termini di ricerca, anche a un passato più remoto. In questo quadro, sfaccettato quanto ad ambiti disciplinari e a dibattito, risalta, soprattutto nel nostro Paese, la scarsa tematizzazione teorica dell’educazione infantile in ambito pedagogico. Ciò di cui maggiormente si sente la mancanza è la individuazione di una prospettiva che, pur avvalendosi di metodologie, assunti ed esiti di indagini condotte anche in altri campi del sapere, sia in grado di delineare con chiarezza le problematiche con cui la pedagogia interroga il “fenomeno” infanzia e gli assunti da cui muove nel prospettare interventi migliorativi. La pedagogia dell’infanzia è tra le più “latenti”, per usare un’espressione di Egle Becchi, per una serie di motivi, non ultimi il fatto che il bambino non ha “voce”, che l’educazione infantile è stata e forse è ancora per lo più informale, che la riflessione sulle sue “pratiche” è agli esordi, che lo scarto tra le dichiarazioni dei diritti dell’infanzia e la loro effettiva realizzazione è profondo, che socialmente è ben poco diffusa la consapevolezza circa l’importanza della “cultura” dell’infanzia, troppo spesso confusa con la cultura per l’infanzia. Lo studio dell’infanzia negli ultimi decenni si è arricchito di fecondi percorsi di ricerca, quali la storia dell’infanzia e del “costume educativo”, la pedagogia del nido e della scuola dell’infanzia, il dibattito sulla qualità dei servizi per l’infanzia, la didattica in ambiti specifici (gioco, lettura, attività espressive, ecc.), la formazione degli adulti che si occupano d’infanzia (genitori, insegnanti), la particolare declinazione della pedagogia speciale in relazione all’età infantile. Si tratta di piste di ricerca significative, spesso svolte in stretta relazione con studiosi di altri Paesi, ma che raramente hanno avuto ed hanno occasioni di intreccio e di stretto raccordo in ambito nazionale.

La centratura sull’infanzia come oggetto di studio e di proposta educativa potrebbe dunque coagulare l’interesse di diversi studiosi della nostra area allo scopo di delineare con maggiore chiarezza, nelle sue sfaccettature ma anche nei suoi presupposti e questioni di fondo, un ambito di indagine e di proposta, propriamente pedagogico, promettente e culturalmente indispensabile. La focalizzazione sull’età infantile come oggetto di indagine potrebbe avere ulteriori effetti nella nostra comunità scientifica e nella SIPED proponendo un dialogo con gruppi di studio le cui tematiche si intrecciano con quella del nostro, tra gli altri la pedagogia della famiglia ma anche la metodologia della ricerca che, nell’ambito dell’età infantile, richiede accorgimenti e un’attenzione deontologica particolare. Non va dimenticata l’importanza del dialogo tra la comunità scientifica e la realtà educativa per l’infanzia nel nostro Paese e l’impegno di molti colleghi nel sociale oltre che per la formazione continua e in servizio degli educatori. Il dialogo tra “pratici” e “accademici” che ha luogo nelle esperienze di formazione necessita di essere tematizzato e merita un’attenzione particolare in un settore, quale quello dell’educazione infantile, nel quale la “teoria” viene talora vissuta come un’intrusione indebita o, al contrario, in alcuni casi viene calata dall’alto. Occorre costruire nuove consapevolezze affinché il metodo scientifico non sia vissuto come una limitazione dell’apertura esperienziale anziché un suo possibile strumento ermeneutico.

Obiettivi

  • Sviluppare, nell’ambito delle più qualificate sedi accademiche nazionali e internazionali, ricerche nell’ambito del miglioramento continuo delle strutture per l’infanzia
  • Diffondere una cultura partecipata e inclusiva dell’infanzia disseminando i risultati di studi e ricerche.
  • Collocare gli studi sull’infanzia in una prospettiva storico-teoretica
  • Promuovere un dialogo interdisciplinare tra studiosi di diversi campi nella prospettiva dell’educazione.
  • Formulare raccomandazioni e elaborare approfondimenti su aspetti specifici della pedagogia dell’infanzia

Componenti

Anna Aluffi Pentini, Università degli Studi di Roma Tre
Monica Amadini, Università Cattolica del Sacro Cuore
Francesca Antonacci, Università degli Studi di Milano-Bicocca
Lucia Balduzzi, Università degli Studi di Bologna
Fabrizio Bertolino, Università della Valle d’Aosta
Serenella Besio, Università degli Studi di Bergamo
Nicole Bianquin, Università degli Studi di Bergamo
Elisabetta Biffi, Università degli Studi di Milano-Bicocca
Andrea Bobbio, Università della Valle D’Aosta
Annamaria Bondioli Bettinelli, Università degli Studi di Pavia
Chiara Maria Bove, Università degli Studi di Milano-Bicocca
Piera Braga, Università degli Studi di Milano-Bicocca
Stefania Carioli, Università Alma Mater di Bologna
Giuseppina D’Addelfio, Università degli Studi di Palermo
Barbara De Serio, Università degli Studi di Foggia
Ezio Del Gottardo, Università degli Studi Internazionali di Roma
Silvia Demozzi, Università degli Studi di Bologna
Floriana Falcinelli, Università degli Studi di Perugia
Monica Ferrari, Università degli Studi di Pavia
Teresa Garaffo, MIUR
Monica Guerra, Università degli Studi di Milano-Bicocca
Agnese Infantino, Università degli Studi di Milano Bicocca
Viviana La Rosa, Università degli Studi di Enna “Kore”
Arianna Lazzari, Università degli Studi di Bologna
Claudia Lichene, Istituto Comprensivo Carcare
Elena Luciano, Università degli Studi di Parma
Emiliano Macinai, Università degli Studi di Firenze
Jessica Magrini, Università degli Studi di Firenze
Susanna Mantovani, Università di Milano-Bicocca
Giordana Merlo, Università degli Studi di Padova
Elena Mignosi, Università degli Studi di Palermo
Matteo Morandi, Università degli Studi di Pavia
Tiziana Morgandi, Università degli Studi di Milano-Bicocca
Elisabetta Musi, Università Cattolica del Sacro Cuore
Gianni Nuti, Università degli Studi della Val D’Aosta
Giulia Pastori, Università degli Studi di Milano-Bicocca
Maurizio Piseri, Università della Valle d’Aosta
Silvio Premoli, Università Cattolica del Sacro Cuore
Emilia Restiglian, Università degli Studi di Padova
Nicoletta Rosati, Università degli Studi di Roma LUMSA
Valeria Rossini, Università degli Studi di Bari
Moira Sannipoli, Università degli Studi di Perugia
Donatella Savio, Università degli Studi di Pavia
Clara Maria Silva, Università degli Studi di Firenze
Maria Grazia Simone, Università eCampus
Caterina Sindoni, Università degli Studi di Messina
Andrea Traverso, Università degli Studi di Genova
Maria Vinciguerra, Università degli Studi di Palermo
Tamara Zappaterra, Università degli Studi di Ferrara

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English version

Education of children past and present

Description

In recent years, there has been a steady increase in scientific interest towards children. In addition to fields of knowledge traditionally oriented to the study of the child – developmental psychology, pediatrics – other disciplines such as history, sociology and law – have also placed children at the center of investigation. Political issues relating to children have been widely debated and are taking on a new centrality in relation to matters concerning rights, citizenship and intercultural dialogue. Not only. There is a continually expanding knowledge of the many differences in childhood within the various societies, from past to present, in which children live ,and it is above all these areas that have to be studied : certainly not only the traditional family which is the prime area of traditional socialization , but today , for example , institutions for care outside the home (schools and early childhood services) which, in the wealthier countries, offer themselves as parallel living environments in a consistent manner. Nor must we forget that in our globalized world and especially in affluent societies children are becoming recipients of a market for children’s products and the use of new media whose effects are not yet clearly foreseeable.

Social changes, new policy guidelines, disciplinary innovations featured in the recent past and to date characterize the world of childhood, making it a particularly interesting object of study and thus giving new light, in terms of research, to a more distant past. In this context, especially in our country, the lack of theoretical theming in childhood education in pedagogy stands out. For the greater part what is missing is the identification of a perspective which, while making use of methodologies, assumptions and results of surveys conducted in other fields of knowledge, is able to clearly delineate the issues which query the pedagogy “phenomenon” of childhood and assumptions from which to move in suggesting improvements. The education of children is among the most “latent”, to use an expression of Egle Becchi, for a variety of reasons, not least the fact that the child has no “voice” , that early childhood education has been and perhaps is still mostly informal, that reflection on its “practice” is just starting out , that the gap between the declarations of the rights of children and their effective implementation is deep, widespread and socially there is very little awareness about the importance of children’s “culture “, too often confused with the culture for children.

The study of childhood in recent decades has been enriched by fruitful avenues of research, such as the history of childhood and the “custom of education”, the pedagogy of day-care centre and nursery school, the debate on the quality of services for childhood education in specific areas (play, reading , expressive activities , etc.). , the training of adults who take care of children parents , teachers) , the particular declination of special education in relation to age in children. These are important avenues of research, often conducted in close relationship with scholars from other countries, but who rarely have had, and have opportunities to interlace a strong link on a national level. Centering on childhood as an object of study and educational proposal could therefore coagulate the interest of several scholars in our area in order to delineate its various facets and the presupposition of basic questions more clearly, but also create a field of research and proposals , which are properly pedagogical, promising and culturally essential. The focus on child age as an object of investigation may have additional effects in our scientific community and SIPED, proposing a dialogue with study groups whose themes are intertwined with that of our own, among others, the pedagogy of the family but also the methodology of research, which, in the context of childhood, requires special precautions and attention to ethics. Not to be forgotten is the importance of dialogue between the scientific community and the educational reality for children in our country and the efforts of many colleagues in the social as well as for continuing education and in-service educators. The dialogue between “practical” and “academics” that takes place in the experience of training needs to be themed and deserves special attention in a sector, such as childhood education, in which the “theory” is sometimes seen as an undue intrusion or, on the contrary, in some cases, is given less importance by those at the top. We need to build new awareness so that the scientific method is not seen as a limitation of experiential opening but rather as a possible hermeneutical tool.

Objectives

  • Develop, within the most qualified national and international academic sites, research in the context of continuous improvement of children’s facilities.
  • Develop research in the field of continuous improvement of childcare facilities.
  • Spreading a participatory and inclusive culture of childhood by disseminating the results of studies and research.
  • Place childhood studies in a historical-theoretical perspective
  • Promote an interdisciplinary dialogue between researchers from different fields in the perspective of education.
  • Formulate recommendations and elaborate on specific aspects of childhood pedagogy.