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2018.07.12 – Chiarimento su educatori nei servizi per l’infanzia

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A seguito di ripetute domande riguardanti questo ambito delle professioni educative, si ritiene utile precisare:

  1. la cosiddetta “Legge Iori” (L. 205, commi 194-601) NON RIGUARDA gli educatori dei servizi all’infanzia (che sono invece normati dal Decreto Legislativo 65/17);
  2. i 60 cfu che regolano in via transitoria l’acquisizione della qualifica di educatore per coloro che hanno maturato esperienza professionale per almeno te anni NON HANNO valore per accedere ai servizi per la prima infanzia;
  3. tuttavia questi educatori nei servizi all’infanzia POSSONO conseguire la qualifica con i 60 cfu che però avrà validità soltanto al di fuori dei servizi infanzia (ovvero per chi desidera cambiare ambito).

Per quanto riguarda le prospettive degli educatori per l’infanzia possiamo solo affermare che la loro situazione è una specie di “limbo” poiché a tutt’oggi si dispone soltanto di un testo di Decreto applicativo del dlgs n.65/17 (a firma della Ministra Fedeli) relativo alla formazione degli “Educatori dei servizi educativi per l’infanzia”, ma non ancora emanato ufficialmente.
A fronte di questa situazione la sen. Vanna Iori ha chiesto che il nuovo Ministro Bussetti si esprima in tempi rapidi sulla non retroattività delle disposizioni previste e quindi che i laureati nella classe L-19, senza indirizzo specifico, possano continuare a svolgere la professione di Educatore nei servizi educativi per l’infanzia.
In conclusione è consigliabile che si iscrivano ai 60 cfu soltanto coloro che, lavorando nei servizi per l’infanzia ed essendo sprovvisti di titolo, prevedono di cambiare ambito di lavoro (dall’infanzia ad altri servizi educativi).
I corsi per i 60 cfu saranno ripetuti per tre anni. Quindi si suggerisce, per quest’anno, di attendere il pronunciamento del nuovo ministro, ed eventualmente iscriversi nel secondo o terzo anno di edizione, perché c’è il rischio di fare inutilmente questi 60 cfu che non danno qualifica per l’infanzia.
La Presidente
Simonetta Polenghi

Convegno “Prevenire la dispersione dei talenti” – 20-21 aprile, Trento

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Su richiesta della Prof.ssa Olga Bombardelli, segnaliamo il Convegno Internazionale “Prevenire la dispersione dei talenti”.
Il convegno si svolgerà in data 20-21.04.2018 a Trento, presso l’Aula 227 del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trento (via Tommaso Gar, 14).
Un convegno internazionale, rivolto principalmente a insegnanti e ad educatori, come momento conclusivo del progetto PREDIS (2015-2018), un progetto Erasmus plus per la prevenzione della dispersione scolastica attraverso strategie inclusive. Condotto da 5 paesi europei – Germania, Italia, Slovenia, Romania, Austria).
La dispersione scolastica è un fenomeno molto preoccupante, perché riguarda il futuro della società: il fatto che i giovani lascino prematuramente la scuola accresce il rischio di disoccupazione, povertà ed emarginazione sociale. D’altra parte, un Paese che miri ad essere moderno e tecnologico dovrebbe poter contare su persone che abbiano acquisito competenze specifiche.
L’abbandono scolastico prematuro è uno dei principali fattori considerati dalla Commissione europea nella valutazione dei progressi fatti dagli Stati membri nel settore istruzione e formazione. In Italia prevale nel sud e nelle isole, ma sta gradualmente diminuendo: infatti tra il 2009 e il 2014 la percentuale di early drop out tra i 18 e i 24 anni è scesa dal 19,2% al 15% e ora è al 13,8 %. Ma si è ancora lontani dall’obiettivo del 10% fissato dall’Europa per il 2020.
Per rispondere ai fattori primariamente correlati all’abbandono scolastico vi è la necessità di integrare tre prospettive: sociale, politica ed educativa: il progetto PREDIS si sta sforzando di procedere in questa direzione. Tra i materiali realizzati, il team ha dato vita a: un questionario di autoriflessione per studenti; attività implicanti la cooperazione – con scopi sovraordinati – tra soggetti provenienti da diversi background culturali, in modo che possano prendere consapevolezza del metodo di studio, di stereotipi e pregiudizi, di difficoltà sociali e sviluppare appieno le proprie competenze. Fra le attività utili per riflettere sulle conoscenze e competenze sviluppate rientra anche una maggior conoscenza di sé e delle proprie competenze, la costruzione del proprio curriculum europeo.
Un posto importante avrà la presentazione di buone pratiche messe in atto nelle scuole.

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