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III Congresso Nazionale “Generi e sessualità nella marginalità sociale e simbolica” – 23-24 gennaio, Firenze

III Congresso Nazionale "Generi e sessualità nella marginalità sociale e simbolica" - 23-24 gennaio, Firenze - Locandina

III Congresso Nazionale “Generi e sessualità nella marginalità sociale e simbolica” – 23-24 gennaio, Firenze

Su richiesta dei Proff. Giuseppe Burgio, Anna Grazia Lopez, Simonetta Ulivieri e Francesca Dello Preite, segnaliamo il III Congresso Nazionale “Generi e sessualità nella marginalità sociale e simbolica”.
Il Congresso, organizzato dal Gruppo di lavoro SIPED “Intersezioni pedagogiche. Sessi, generi e sessualità” e dal Dipartimento di Formazione, Lingue, Intercultura, Letterature e Psicologia dell’Università degli Studi di Firenze, si terrà dal 23.01.2025 al 24.01.2025 presso il Dipartimento FORLILPSI dell’Università degli Studi di Firenze (Via Laura 48, Firenze).
All’interno della pedagogia di genere la categoria della marginalità ha da sempre rivestito un ruolo cruciale nell’analisi critica tanto delle relazioni che si creano tra persone con differenti gradi di potere quanto dei contesti in cui tali dinamiche hanno luogo, analizzandone sia gli elementi che tendono a riprodurre le disuguaglianze, sia i fattori potenzialmente in grado di favorire lo sviluppo di nuove forme di convivenza, in cui i rapporti interpersonali possano ri-equilibrarsi secondo i principi del rispetto, della reciprocità e della parità.
Molteplici sono i soggetti e gli spazi della marginalità. È marginale chi resta nell’invisibilità, nell’esclusione, ai bordi della vita sociale (Ulivieri, 2001) senza beneficiare delle opportunità attraverso cui emanciparsi dalla condizione di “oggetto” e “farsi persona” (Nussbaum, 2011), compiendo le proprie scelte con autodeterminazione, a partire dalle capacità che ciascuno sente di possedere. Analogamente, sono spazi della marginalità tutti quei luoghi dove prevale la logica del controllo e della sottomissione, dove prendere la parola per esprimere le proprie idee è considerato un atto di sovversione da reprimere prima che possa dare origine a un effetto domino.
A questa visione della marginalità possiamo collegarne una seconda che ne amplifica il significato, poiché riconosce il “margine” come “luogo” privilegiato da cui osservare il mondo e le relazioni umane con sguardo sfidante, capace di andare oltre lo status quo e di aprire nuovi futuri possibili (bell hooks, 2020). Abitare la marginalità come spazio pro-attivo ed emancipativo consente, in primis, di prendere consapevolezza dei simboli e dei condizionamenti che nel corso della storia hanno confinato i “soggetti più deboli” all’interno di un sistema asfittico e repressivo, privandoli dei mezzi per uscire dalla sudditanza ed affermarsi come cittadini e cittadine liberi di esercitare pienamente i propri diritti.
Inoltre, ri-pensare la marginalità come dispositivo di riflessione pedagogica aiuta a individuare gli appigli per uscire dalla palude del patriarcato, liberando il pensiero da dogmi e pregiudizi sessisti, razzisti e classisti che impediscono di riconoscere le differenze come tratti distintivi dell’esistenza e dello sviluppo umano. All’interno di questa cornice, il Congresso intende offrire alla comunità pedagogica l’opportunità di dialogare su tematiche divenute oggi di massima rilevanza in tutti i contesti educativi formali, non formali ed informali attraverso un confronto intersezionale che oltre a riflettere sugli studi di genere di cui già disponiamo possa farsi generativo di nuovi orizzonti di ricerca scientifica.

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