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2018.10.29 – Processo di rinnovamento di Pedagogia Oggi

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Care socie e cari soci,
come ho avuto modo di dire a Bari nel nostro convegno annuale, la rivista Siped sta attraversando un rapido processo di rinnovamento, che prosegue l’opera di costante miglioramento portata avanti dai precedenti direttivi e che è imposta dalla necessità di adeguarsi ai criteri ANVUR/indicizzazione. Il 7 giugno il prof. Roberto Sani, attuale rappresentante dell’area pedagogica per le riviste in seno all’ANVUR, nel corso di un incontro promosso dalla Consulta delle società pedagogiche per i direttori di riviste, ha chiaramente evidenziato i problemi esistenti per la nostra area.
Pedagogia Oggi dal n.1/2018 è on-line Open Access. Il numero 1/2018 è l’ultimo in versione anche cartacea. La periodizzazione è stata spostata a giugno e dicembre. La struttura della rivista, già in corso di modifica in quel numero, cambia dal n.2/2018: una parte monografica con call for papers e una parte miscellanea. Il direttivo Siped individua le tematiche, sempre aperte a tutti i SSD, e gli editors delle call. Le norme e i tempi sono esplicitati chiaramente on-line. L’inserimento degli articoli e il processo di referaggio, a doppio cieco, sono tracciati grazie alla piattaforma OJS. La scheda di referaggio è cambiata e consente l’anonimato del referee. Il sito di Pedagogia Oggi è ora disponibile anche in inglese.
Dobbiamo tenere presenti i criteri ANVUR, ma anche quelli internazionali: essere Open Access non è infatti sufficiente. Occorre indicizzare la rivista, processo che richiede tempo e che costa. Premessa indispensabile è che la rivista sia inappuntabile: di qui l’impossibilità di ammettere fuori tempo, di accettare abstract con una versione inglese (imprescindibile per quanto sopra) approssimativa, di accettare articoli con sistema citazionale non corretto, etc.
Nello stesso tempo, la nuova struttura della rivista ne fa uno strumento aperto alla partecipazione potenziale di tutti i soci, anche giovani. Le prime due call hanno infatti registrato una alta adesione. La call La pedagogia dell’infanzia tra passato e presente: questioni e prospettive ha visto la presentazione di 47 abstract, 14 rifiutati per ragioni formali, 18 rifiutati in seguito a valutazione e 15 accettati. Gli articoli sono ora in fase di referaggio doppio cieco. La call Spazi e luoghi dell’educazione ha registrato un ulteriore successo: 102 abstract pervenuti, dei quali 41 esclusi per ragioni formali. Dei rimanenti, 36 hanno ottenuto punteggio pieno: una volta inviato l’articolo entro marzo, andranno in referaggio. Data la straordinaria partecipazione alla call, il direttivo ha infatti deciso di ampliare il n.1/2019 della rivista, con i costi relativi.
Ancorché on-line siano espliciti i criteri per la partecipazione, ricordo qui ancora le ragioni formali di esclusione: autore (o coautore) non socio Siped o non in regola con la quota; invio oltre il termine; mancanza di abstract in inglese o inglese insufficiente. La presenza di abstract e parole chiave in italiano e in inglese rivisto da madre lingua sono condizioni fondamentali per l’indicizzazione. Il direttivo ha approvato di sostenere economicamente la revisione finale da parte di madrelingua esperto, ma è evidente che inviare un abstract non corretto significa non ottemperare alle regole minime.
La valutazione sul contenuto tiene conto dei criteri VQR, quindi considera in primis l’originalità della proposta, la novità delle fonti, il rigore metodologico, l’impatto. Molta attenzione quindi va posta nel mettere in luce con chiarezza l’oggetto dell’indagine, la metodologia seguita, gli esiti della ricerca. La bibliografia deve essere adeguata. La lunghezza non deve superare quanto richiesto. Gli abstract fuori tema sono esclusi.
Il controllo dell’osservanza di queste norme garantisce la serietà e l’obiettività del processo, che viene verbalizzato e posto agli atti, per i controlli ANVUR/banche dati.
È interesse di tutti che la rivista prosegua nella sua strada di crescente qualità: confido che chi non ha superato l’accettazione o non la supererà in futuro comprenda le ragioni di una rigorosa selezione scientifica. La nostra rivista è aperta a tutti soci e deve costituire motivo di orgoglio potervi pubblicare. Abbiamo anche aperto a stranieri di rilievo, invitati. Stiamo seguendo una strada non facile, ma necessaria. È con grande soddisfazione che abbiamo visto una crescente partecipazione di alta qualità, tanto appunto da far sì che il direttivo programmasse un numero speciale, per non escludere proposte ottime, provenienti da colleghi di tutta Italia e dei diversi SSD. Serietà, partecipazione, attenzione ai giovani sono, come sapete, i nostri obiettivi.
Ringrazio sentitamente gli editors dei prossimi numeri e i redattori Pia Cappuccio, Gabriella D’Aprile, Emiliano Macinai per il costante e attento lavoro che svolgono con dedizione per la nostra rivista.
A tutti voi i miei migliori saluti
Simonetta Polenghi

 

2018.10.09 – Premio Siped 2019

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Ai Soci SIPED Ordinari e Cooptati
Loro indirizzi

PREMIO SIPED 2019 – VI^ EDIZIONE

Cari Colleghi e Colleghe,
si ricorda a tutti che a fine novembre scade il termine per partecipare alla VI^ Edizione del Premio SIPED 2019. Possono partecipare i Soci SIPED Ordinari e Cooptati regolarmente iscritti (Art. 2. del Regolamento).
Il “Premio” è riservato alle opere monografiche pubblicate nel triennio precedente al Bando annuale. Sono quindi ammesse le monografie pubblicate negli anni 2015, 2016, 2017 e per il 2018 fino al 30 novembre. Possono essere premiati anche i Soci che hanno già avuto un Premio nelle prime tre Edizioni. Verranno inoltre attribuiti quattro Premi alla Carriera a Professori Ordinari in quiescenza (Art. 3). La Commissione di selezione per l’attribuzione dei Premi è composta dai cinque Professori Ordinari presenti nell’attuale Direttivo e dal Past-President SIPED (Art. 6).
La consegna dei Premi avrà luogo con una cerimonia pubblica, entro il 31 marzo 2019.
Le monografie debbono pervenire entro il 30 novembre 2018 e vanno inviate al seguente indirizzo:
“Premio Italiano di Pedagogia”
c/o Dipartimento di Scienze della Formazione
Università degli Studi di Roma Tre
Via Milazzo, 11/B
00185 ROMA

Le opere che perverranno non saranno restituite e saranno donate alla Biblioteca di Scienze della Formazione “Angelo Broccoli” dell’Università di Roma Tre.

Cordiali saluti

Prof.ssa Simonetta Ulivieri
Presidente del “Premio SIPED”

2018.09.23 – Basta una laurea per insegnare?

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Il grado di civiltà di una comunità si misura innanzitutto dall’attenzione per l’educazione dei giovani. Attenzione che si misura in risorse destinate alle scuole perché bambini e bambine, ragazzi e ragazzi vivano il tempo dedicato alla formazione in ambienti belli e sani, e innanzitutto con docenti qualificati. Un docente è in grado di attivare un buon processo di formazione se a sua volta ha ricevuto una formazione adeguata. Non è sufficiente possedere competenze culturale disciplinari (matematica o storia, lettere o scienze, chimica o latino) ma occorre anche sapere come insegnare: come gestire un contesto di apprendimento, come stabilire una buona comunicazione, come costruire un curricolo in modo da favorire l’apprendimento dei studenti, come valutare. E anche queste abilità necessarie non sono tuttavia sufficienti. Al docente è chiesto di attivare processi di inclusione, di riconoscere e gestire situazioni di disagio che possono arrivare a mettere in crisi la vita della classe, di costruire buoni rapporti con le famiglie perché senza alleanza con i genitori il processo educativo della scuola ha poche possibilità di riuscire. Non ultimo, anzi di assoluta necessità, sono le competenze necessarie a fare della scuola un luogo dove si apprendono non solo le “materie” ma si impara a diventare cittadini responsabili, capaci di pensiero critico, di solidarietà e di impegno civico.
È allora sufficiente acquisire una laurea, senza aver sostenuto esami di carattere pedagogico, didattico e psicologico, per insegnare a preadolescenti ed adolescenti o non è davvero necessario prevedere un percorso adeguato di formazione a insegnare?
Possiamo certo discutere la Buona scuola (cosa che abbiamo già fatto più volte criticamente), ma non il principio che per insegnare occorrano competenze pedagogico-didattiche, oltre a quelle disciplinari, per il bene delle giovani generazioni.

Il Direttivo Siped e Luigina Mortari, delegata per la formazione docenti

 

2018.09.18 – Messaggio al Presidente Mattarella

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Care socie e cari soci,
vi informo che ho inviato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella questo messaggio:

Egregio Signor Presidente,
la SIPED, Società accademica dei pedagogisti italiani, esprime viva soddisfazione e gratitudine per il Suo discorso in occasione dell’apertura dell’anno scolastico 2018-19. Le Sue parole di ottimismo e di incoraggiamento per il personale scolastico sono da noi condivise a apprezzate.
Occorre fortificare l’alleanza formativa tra scuola e famiglia e ricordare, come da Lei autorevolmente ribadito, che “la scuola è un’istituzione cardine dello Stato democratico”, un’istituzione che trasmette ai giovani cultura, rispetto, giustizia e solidarietà.
Voglia accogliere i sensi della nostra stima e i nostri auguri per il Suo impegno civile.

Simonetta Polenghi
Presidente SIPED

Milano 18 settembre 2018

2018.07.28 – Lettera Siped su Educatori Professionali

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Al Ministro dello Sviluppo Economico, Lavoro e Politiche Sociali
On. Luigi Di Maio

Al Ministro della Salute
On. Giulia Grillo

Al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
On. Marco Bussetti

Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Prof. Giuseppe Conte

Al Presidente della Conferenza delle Regioni e Province Autonome
Dott. Stefano Bonaccini

Al Presidente dell’A.N.C.I.
Dott. Antonio Decaro

OGGETTO: educatori professionali

On Ministri e On Presidenti

Con la presente la SIPED (Società Italiana di Pedagogia) e il CONCLEP (Coordinamento Presidenti dei Corsi di Laurea per Educatore Socio-pedagogico e Pedagogista) intendono evidenziare come la legge 205/2017, commi 594-601, avendo chiarito la situazione che creava confusione occupazionale tra le due figure professionali di educatori professionali laureati rispettivamente nella facoltà di Scienze della Formazione e nella Facoltà di Medicina, necessiti ora di poter essere applicata con urgenza nelle previste norme transitorie (i 60 cfu) per sanare la situazione di tanti che lavorano e richiedono di avere il giusto riconoscimento.

L’offerta formativa che oggi le Facoltà di Scienze della Formazione offrono è frutto del cambiamento culturale, sociale, politico ed istituzionale iniziato negli anni ‘90 con i nuovi Ordinamenti Universitari (legge n. 341 del 1990, c.d. legge Ruberti). Tali Ordinamenti per rispondere ai nuovi bisogni educativi socio-sanitari hanno trasformato l’unico Corso di Laurea in Pedagogia della vecchia Facoltà di Magistero in Corso di Laurea in Scienze dell’educazione e della formazione (nel 1992-1993) quadriennale (Tab. XV) e suddiviso in due bienni (di base e specialistici), con tre indirizzi (insegnanti di scuole secondarie, educatori professionali extrascolastici, esperti nei processi formativi) richiedendo una maggiore connessione tra sistema della formazione e sistema delle professioni. Pertanto l’avvio di tale corso di Laurea nell’a.a. 1992-93, la sua trasformazione nel 2000, e l’emanazione della legge n. 270/2004, che lo ha ulteriormente modificato hanno costituito il processo attraverso cui consolidare e legittimare una base formativa comune per tutti i professionisti dell’educazione attraverso
– una Laurea triennale oggi classe L-19 che forma l’Educatore professionale socio-pedagogico;
– una laurea magistrale (+2) che forma i Pedagogisti.

Tale percorso però non è stato contemporaneamente coadiuvato da una direttiva legislativa e politica chiara, che andasse in tale direzione. Anzi durante questo periodo l’introduzione del decreto n. 520 del

1998, approvato dal Min. della Sanità, nel mettere ordine tra le figure professionali del settore sanitario ha decretato che la Facoltà di Medicina, attraverso un Corso di Laurea triennale, formasse gli Educatori Professionali abilitati e con albo. Oltre al dovere di precisare che è un’anomalia soltanto italiana l’attribuzione di un titolo di “educatori” alla Facoltà di Medicina, occorre ricordare che in realtà tale decreto non è stato altro che la riorganizzazione di decreti precedenti che attribuivano a tale professionista compiti non certo educativi. Questo lo rileviamo prima dal d.m. 10 febbraio 1984 (c.d. decreto Degan), che pur adottando la denominazione di “Educatore professionale”, attribuiva a questa figura funzioni poco specificate, quindi dal d.m. n. 57/1997 che, individuando il profilo del Tecnico dell’educazione e della riabilitazione psichiatrica e psico-sociale, mirava ad attribuirgli competenze di natura prettamente terapeutica in interventi riabilitativi ed educativi su soggetti con disagio psico- sociale e disabilità psichica. Successivamente, quest’ultimo decreto è stato soppresso dal d.m. n. 182/2001.

La riforma degli Ordinamenti Didattici Universitari sembra aver ignorato tali decreti andando sempre più delineando la distinzione tra educatori professionali impegnati nell’area sanitaria e quelli dell’area sociale (basta leggere le discipline delle due classi). Così all’Educatore con la Laurea triennale proveniente dal corso di Laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione, in continuità con la sua natura storica, educativa e sociale, vengono fornite specifiche e qualificanti competenze nel campo educativo sociale, pur non disdegnando saperi di natura sanitaria. All’Educatore professionale, invece, della Facoltà di Medicina, vengono fornite competenze di natura tecnico-sanitaria pur non disdegnando qualche sapere in pedagogia. Non c’è allora da meravigliarsi se oggi si presentino due realtà professionali inequivocabilmente differenti dovute a:
– percorsi formativi formalmente non equiparabili (classe L-19 e classe L-SNT2)
– profili nominalmente uguali distinti giuridicamente e per competenze

Oggi:

  1. la legge 205/2017 comma 594-601 ha riconosciuto giuridicamente tali figure professionali evidenziandone affinità e differenze.
  2. Il Tavolo tecnico per la definizione del percorso formativo degli “educatori” di cui alla nota M.I.U.R. prot. n. 8116 del 12 marzo 2018 riunitosi in data 20 marzo, 2 maggio e 12 giugno 2018 presso il Ministero dell’università e della presso la stanza n. 22, piano sesto, alla presenza di: Prof. Lucio D’ALESSANDRO, in rappresentanza della C.R.U.I., Dott. Nicola TITTA e Dott. ssa Maria Rita Venturini in rappresentanza dell’ associazione A.N.E.P., Prof. Mario AMORE in rappresentanza del C.U.N., Dott.ssa Cristina RINALDI, in sostituzione della Dott.ssa Ugenti, in rappresentanza del Ministero della Salute, la Prof.ssa Silvana Calaprice in rappresentanza della S.I.Ped., nonché il Dott. Daniele Parmeggiani, in qualità di mero uditore, in rappresentanza dell’A.P.P. (Associazione Professioni pedagogiche) e per il M.I.U.R. la dott.ssa Vanda Lanzafame e il Dott. Marco Coccimiglio, ha discusso dell’opportunità di un’eventuale unificazione dei due percorsi formativi già precedentemente previsti, il percorso di laurea sanitaria L/SNT2, abilitante per il profilo dell’area sanitaria di “educatore professionale” e il percorso di laurea della classe L-19 in Scienze dell’educazione e della formazione,
    ha preso atto ed evidenziato che la novella legislativa distingue espressamente la qualifica, il percorso formativo e l’ambito di intervento dell’educatore professionale socio-pedagogico e del pedagogista, rispetto a quello dell’educatore professionale socio-sanitario dovuta ad una realtà occupazionale ben delineata e chiaramente rispondente a competenze specificamente diverse.
  3. La lettera inviata dal Miur a firma del Direttore Generale dot.ssa Maria Letizia MELINA in data 18 luglio 2018 e indirizzata ai Rettori delle Università Italiane e p.c al Capo del Dipartimento per la formazione superiore e la ricerca, M.I.U.R., alla C.R.U.I., al C.U.N. avente per oggetto Corso Intensivo di formazione di cui all’art.1 comma 597 della legge dicembre 2017,n.205, ha invitato i Rettori a porre in essere tutte le attività propedeutiche necessarie alla attivazione dei corsi in parola al fine di consentire ai soggetti interessati di presentare al datore di lavoro, per i fini previsti dalla legge stessa, la documentazione attestante l’avvenuta “preiscrizione al corso”. Tutto ciò dopo averne informato la CRUI, e avendo ricevuto dal CUN in data 15 giugno 2018 parere positivo motivato in merito ai contenuti formativi della laurea L-19 e della natura professionalizzante del corso intensivo.
  4. A fronte quindi della necessità di fare chiarezza e, al tempo stesso di rispondere alle strutture sanitarie che oggi si avvalgono di Educatori socio-pedagogici per rispondere agli interventi di carattere educativo, chiediamo che venga ripristinato quanto contenuto nel DDL originario 2443 confluito con modifiche nella L.205, ovvero la possibilità da parte dei laureati L19 di accedere anche alle strutture sanitarie, limitatamente alle attività educative.
  5. Infine rimane aperta una terza tipologia occupazionale: quella riguardante gli educatori dei servizi educativi per l’infanzia. Queste figure professionali di educatori non sono compresi nella Legge 205 perché normati dalla antecedente Legge 107, con Decreto Legislativo 65 del 13 aprile 2017 riguardante gli educatori che operano nell’infanzia (0-6). Ad oggi però non sono stati emanati i decreti attuativi, e si è generata attesa e apprensione nei servizi educativi per l’infanzia riguardanti i titoli di accesso delle figure professionali. Poiché i tempi sono stretti e il rinnovo degli incarichi urgente, chiediamo a questo punto almeno di ribadire esplicitamente la non retroattività delle disposizioni previste dal DL 65 per consentire agli educatori per il prossimo anno di continuare la loro attività e sollecitiamo il MIUR a fare chiarezza con urgenza sull’attuazione del D.L. 65.

Con osservanza

Prof.ssa Simonetta Polenghi
Presidente SIPed (Società italiana di pedagogia)

Prof.ssa Silvana Calaprice
Coordinatrice CONCLEP (Coordinamento Presidenti dei Corsi di Laurea per Educatore Socio-pedagogico e Pedagogista) e delegata SIPed per le professioni educative

28.7.2018

Lettera

2018.07.20 – Intervento sen. Iori su GAE e SFP

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Quali soluzioni alla questione delle GAE e quali prospettive per SFP
Intervento della sen. Vanna Iori

La annosa vicenda dei diplomati magistrali richiede che sia fatta chiarezza. Per questo, dobbiamo ripartire dal sistema attuale di reclutamento dei docenti della scuola dell’infanzia e della scuola primaria che coinvolge bambini, famiglie, insegnanti e Facoltà universitarie.
Il Testo Unico che contiene tutte le disposizioni legislative in materia di scuola stabilisce che il reclutamento degli insegnanti si basi per metà sullo scorrimento delle graduatorie concorsuali di merito (GM) e per l’altra metà sullo scorrimento delle graduatorie permanenti trasformate nel 2007 in graduatorie ad esaurimento (GAE). Alle GM possono accedere i vincitori di concorso mentre le GAE comprendono i docenti in possesso di determinati requisiti (concorso, corso abilitante, laurea in Scienze della formazione primaria conseguita entro l’anno 2007-2008).
Il diploma magistrale costituiva titolo per l’inserimento nelle GAE solo se accompagnato dall’idoneità concorsuale sino al concorso 1999/2000 e da un titolo di idoneità conseguito attraverso procedure riservate, che negli anni sono state previste per i dm con almeno 360 giorni di servizio.
La laurea in Scienze della Formazione primaria costituisce titolo di accesso alle GAE solo per gli iscritti ai corsi di laurea entro l’anno accademico 2007/2008. È stata prevista una fascia aggiuntiva per chi abbia conseguito il titolo di laurea entro l’anno accademico 2010/11. Tutti gli altri laureati in SFP sono iscritti alle graduatorie d’istituto (GI) che danno diritto alle supplenze e a partecipare alle procedure concorsuali per titoli ed esami.
Anche i diplomati magistrali ante 2001/2002 hanno diritto ad essere inseriti nelle GI poiché il titolo conseguito è considerato a tutti gli effetti abilitante.
Quindi, sia i diplomati sia i laureati in SFP possono ottenere le supplenze e partecipare al concorso che consente di accedere al ruolo. Questo secondo le disposizioni di legge.
Nel corso degli anni, nonostante la norma apparisse chiara, alcuni diplomati magistrali -ritenendo che il loro diritto di accedere alle GAE- fosse stato leso, hanno fatto una serie di ricorsi per ottenere l’inserimento. Molti di questi ricorsi sono stati vinti e i diplomati sono entrati in ruolo, laddove c’era la cattedra disponibile, o hanno ottenuto le supplenze in via prioritaria rispetto ai colleghi inseriti nelle GI o a quelli delle GAE (con punteggio inferiore).
Per dirimere la questione è intervenuta, lo scorso mese di dicembre, l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato che ha pronunciato una sentenza che ha chiarito in via definitiva che “il possesso del solo diploma magistrale, anche se conseguito entro l’anno scolastico 2001-2002, non costituisce titolo sufficiente per l’inserimento nelle graduatorie a esaurimento (GAE)”. Tale pronunciamento è intervenuto quindi a chiarire una delle situazioni più complesse che la scuola abbia affrontato negli ultimi anni: quella relativa al reclutamento del personale nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria.
Nel frattempo, 2000 insegnanti sono stati assunti con sentenza passata in giudicato e resteranno al loro posto. Altri 7000 circa sono stati assunti a tempo indeterminato con un contratto che prevede una clausola risolutiva (e la maggior parte di essi si trova al Nord). I più numerosi (43 mila docenti circa) sono entrati in GAE in seguito a sentenza cautelare e attendono la sentenza individuale di merito. Mentre 27 mila docenti circa sono stati inseriti negli anni, a seguito del conseguimento dell’idoneità tramite concorso o corso riservato, e non rischiano di essere esclusi dalle GAE.
L’esecutivo Gentiloni, per non compromettere la continuità didattica, aveva stabilito che fino al termine dell’anno scolastico scorso nessun docente sarebbe stato sollevato dal suo incarico, nonostante la sentenza dovesse essere applicata. In tal senso, 43 mila supplenze non sono state toccate e i docenti sono rimasti in carica fino alla fine dell’ultimo anno scolastico.
Inoltre il MIUR aveva chiesto un parere all’Avvocatura dello Stato per capire come tutelare i docenti assunti e, una volta reso (si prevede che possano mantenere il ruolo solo i 2000 docenti con sentenza passata in giudicato mentre per tutte altre situazioni bisognerà dare corso a quanto stabilito dal CdS). La Ministra Fedeli – a fine legislatura – ritenendo che fosse il Parlamento a dover risolvere la situazione, lo invitato ad un rapido intervento.
Il Pd ha presentato una proposta di legge a prima firma Malpezzi che intende tenere insieme i diritti di tutti i docenti coinvolti, consentendo una soluzione equa e di lunga durata. La proposta di legge prevede una fase transitoria in cui si istituiscono graduatorie di merito regionali e provinciali alle quali possono accedere, previo superamento di una prova orale non selettiva e tenendo in dovuta considerazione titoli e servizio (con particolare attenzione al titolo conseguito in SFP), tutti gli abilitati delle graduatorie di istituto. Nel frattempo, al fine di tutelare la continuità didattica per gli alunni, si prevede che il personale già assunto in ruolo a seguito di inserimento con riserva nelle graduatorie ad esaurimento, sia mantenuto in servizio, quale supplente annuale, sul posto occupato nell’anno scolastico 2017/2018, sino alla pubblicazione delle graduatorie provinciali e regionali di cui sopra. Il suddetto personale, se inserito nelle graduatorie di cui all’art. 3, viene ulteriormente mantenuto in servizio quale supplente annuale, al fine di garantire la continuità didattica, successivamente alla pubblicazione delle graduatorie stesse, e sino all’assunzione in ruolo.

La questione rimane ancora in attesa di soluzione ed è stata portata in aula l’interrogazione urgente del partito Forza Italia, a prima firma Bernini, che chiedeva al Ministero un chiarimento.
La risposta del Sottosegretario Salvatore Giuliano è stata una non-risposta. Con l’articolo 4 del decreto dignità, è stata infatti inserita una disposizione che – come affermato ieri dal sottosegretario stesso nel corso della risposta sul tema nell’aula del Senato – “concede all’amministrazione un termine di centoventi giorni per dare esecuzione alle sentenze. Tale intervento normativo consente, pertanto, all’amministrazione di usufruire dei tempi necessari per porre in essere tutti gli adempimenti amministrativi conseguenti all’esecuzione delle sentenze, senza che ciò possa mettere in pericolo l’ordinato avvio del prossimo anno scolastico”.
In realtà, si tratta semplicemente di un rinvio che, da una parte, rischia di compromettere il regolare avvio del prossimo anno scolastico e, dall’altra, non dà risposta ma penalizza molti docenti che attendono che la politica sani questo vulnus. Mi riferisco, in particolar modo, ai laureati in Scienze della Formazione primaria, ai docenti iscritti alle GAE e ai vincitori di concorso.
Mi preoccupa, soprattutto, la situazione dei laureati e laureandi in SFP perché questa vicenda li penalizza enormemente, rendendo quasi inutile il titolo quinquennale conseguito e fa passare l’idea che la formazione degli insegnanti non sia condizione necessaria per il buon funzionamento del sistema scolastico.
Attendiamo quindi una soluzione che tenga insieme il diritto dei bambini ad avere una maestra per tutto l’anno scolastico e le legittime aspettative di tutti i docenti interessati. Purtroppo, il governo, congelando la situazione, non mette in sicurezza il prossimo anno scolastico e non dice una parola sul percorso di stabilizzazione che i docenti aspettano da molto tempo.

2018.07.13 – Condoglianze alla prof.ssa Fabbri

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La comunità pedagogica italiana partecipa del grave lutto che ha colpito la prof.ssa Loretta Fabbri, con la prematura e dolorosa scomparsa del fratello.
Alla collega e alla famiglia va il cordoglio partecipe e commosso del direttivo e di tutti i soci.
La Presidente
Simonetta Polenghi

2018.07.12 – Chiarimento su educatori nei servizi per l’infanzia

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A seguito di ripetute domande riguardanti questo ambito delle professioni educative, si ritiene utile precisare:

  1. la cosiddetta “Legge Iori” (L. 205, commi 194-601) NON RIGUARDA gli educatori dei servizi all’infanzia (che sono invece normati dal Decreto Legislativo 65/17);
  2. i 60 cfu che regolano in via transitoria l’acquisizione della qualifica di educatore per coloro che hanno maturato esperienza professionale per almeno te anni NON HANNO valore per accedere ai servizi per la prima infanzia;
  3. tuttavia questi educatori nei servizi all’infanzia POSSONO conseguire la qualifica con i 60 cfu che però avrà validità soltanto al di fuori dei servizi infanzia (ovvero per chi desidera cambiare ambito).

Per quanto riguarda le prospettive degli educatori per l’infanzia possiamo solo affermare che la loro situazione è una specie di “limbo” poiché a tutt’oggi si dispone soltanto di un testo di Decreto applicativo del dlgs n.65/17 (a firma della Ministra Fedeli) relativo alla formazione degli “Educatori dei servizi educativi per l’infanzia”, ma non ancora emanato ufficialmente.
A fronte di questa situazione la sen. Vanna Iori ha chiesto che il nuovo Ministro Bussetti si esprima in tempi rapidi sulla non retroattività delle disposizioni previste e quindi che i laureati nella classe L-19, senza indirizzo specifico, possano continuare a svolgere la professione di Educatore nei servizi educativi per l’infanzia.
In conclusione è consigliabile che si iscrivano ai 60 cfu soltanto coloro che, lavorando nei servizi per l’infanzia ed essendo sprovvisti di titolo, prevedono di cambiare ambito di lavoro (dall’infanzia ad altri servizi educativi).
I corsi per i 60 cfu saranno ripetuti per tre anni. Quindi si suggerisce, per quest’anno, di attendere il pronunciamento del nuovo ministro, ed eventualmente iscriversi nel secondo o terzo anno di edizione, perché c’è il rischio di fare inutilmente questi 60 cfu che non danno qualifica per l’infanzia.
La Presidente
Simonetta Polenghi

2018.06.20 – Corso 60 CFU per educatore professionale

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Care socie e cari soci,
vi informo che la dott.ssa Maria Letizia Melina, Dir.generale MIUR, Ufficio 6°, ha inviato una lettera ai rettori con al quale comunica che il CUN sta terminando i lavori finalizzati alla individuazione dei contenuti formativi per il Corso intensivo di formazione per complessivi 60 crediti formativi universitari per il conseguimento della Qualifica di “Educatore professionale socio-pedagogico” (ai sensi della Legge 27 dicembre 2017, n. 205, art. 1, commi 594-601). Tali lavori si concluderanno nelle sedute del 3-4 luglio p.v.
I Dipartimenti, data l’urgenza, possono già informare del prossimo avvio del corso, avviando le procedure di pre iscrizione.
Per l’individuazione dei SSD, le competenze, i costi è consigliabile attendere il parere del CUN e le indicazioni della CUNSF, che si riunisce il 22 giugno p.v.
Molti cordiali saluti
la Presidente
Simonetta Polenghi

 

2018.05.31 – Scomparsa prof. Giuseppe Acone

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Care socie e cari soci,
giovedì sera si è spento il prof. Giuseppe Acone, luminoso esempio di studioso di raffinata cultura, autorevole figura di riferimento della pedagogia italiana, segnatamente di quella di ispirazione cristiana. Ne diamo notizia con dolore e partecipazione, allegando un breve profilo biografico a cura dei colleghi della sede di Salerno.
Il funerale si terrà venerdì 1 giugno alle 11.30 presso la cattedrale di Campagna (SA).

La Presidente
Simonetta Polenghi

Biobibliografia