2019-05-30 – Documento Consulta pedagogia su Formazione insegnanti scuola secondaria

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Al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Prof. Marco Bussetti

Al vice Ministro On. Prof. Lorenzo Fioramonti

Al sottosegretario Prof. Salvatore Giuliano

Al Consigliere – Capo Gabinetto
Dott. Giuseppe Chinè

Al Capo Dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca
Prof. Giuseppe Valditara

Al Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Dott.ssa Carmela Palumbo

Al Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Dott.ssa Giovanna Boda

Al Direttore Generale – Dott.ssa Maria Letizia Melina

Documento sulla formazione insegnanti di scuola secondaria della Consulta delle Società di pedagogia

La scuola è una importante agenzia culturale per la formazione dei cittadini. Ma una scuola autenticamente formativa ha necessità di personale docente preparato.
L’esercizio della funzione docente richiede una elevata professionalità.
Per i primi gradi di istruzione (scuola dell’infanzia e scuola primaria) la preparazione è garantita attraverso un corso di studi quinquennale che include:
l’acquisizione di diverse tipologie di competenze: competenze di oggetto (i linguaggi disciplinari che costituiranno oggetto di insegnamento), competenze di metodo (le metodologie didattiche che consentono la pianificazione delle azioni curriculari e la facilitazione dei processi di apprendimento), competenze pedagogiche (il sapere che consente di progettare un contesto educativo e di gestire le relazioni), competenze di pedagogia speciale (per la gestione dei processi di inclusione di soggetti fragili). L’acquisizione di questa serie di competenze trova nei laboratori innanzitutto ma poi specificatamente nei percorsi di tirocinio il contesto di apprendimento sul campo che rende possibile l’acquisizione di quelle praticalità educative e didattiche necessarie a entrare con professionalità nella scuola. Da notare che il tirocinio è previsto a partire dal secondo anno fino al quinto anno di corso. Il valore del tirocinio è attestato dal fatto che è prevista la stesura di una “relazione” da discutere al termine del quinto anno come prerequisito alla discussione della tesi.
Per accedere ai ruoli di insegnamento della scuola secondaria, sia di primo sia di secondo grado, la situazione al momento desta non poche preoccupazioni. Prerequisito di accesso è l’avere conseguito una laurea magistrale, il cui corso di studi comprenda insegnamenti che rispondano ai requisiti delle classi di concorso. Il titolo della laurea consente l’acquisizione delle competenze di oggetto (i linguaggi disciplinari che costituiranno oggetto di insegnamento), ma non si prevedono percorsi di apprendimento finalizzati a maturare le altre tipologie di competenze: di metodo, curriculari, pedagogiche, di pedagogia speciale, e per la creazione di contesti inclusivi.
In passato le SSIS avevano rappresentato un percorso di specializzazione biennale finalizzato ad acquisire tali competenze. La soppressione di questo percorso ha costituito una perdita significativa per la professionalità degli insegnanti italiani.
Dopo l’esperienza dei cosiddetti TFA, con il D.M. 10 agosto 2017, n. 616 è stata disciplinata l’acquisizione delle competenze pedagogiche e metodologiche per l’accesso ai ruoli della scuola secondaria attraverso il modello formativo ormai comunemente definito dei “24 cfu” distribuiti nei seguenti ambiti disciplinari: a) pedagogia (tutti i SSD M-PED), b) psicologia (tutti i SSD M-PSI), c) antropologia (M-DEA/0 e M-FIL/03), e d) Metodologie e Tecnologie didattiche (M-PED/03; M-PED/04 oppure i SSD previsti dall’allegato B di cui al D.M. 616/2017 per ciascuna classe di concorso). Tale percorso costituisce una offerta formativa che pur minimale, in quanto offre solo alcune delle piste necessarie ad acquisire una adeguata professionalità docente non presente nelle ordinarie lauree magistrali, aveva un senso in quanto preludeva ai cosiddetti FIT.
È importante richiamare la qualità dei FIT così come dichiarata dal DL 59/2017. L’art.2 specifica che il FIT è un percorso triennale che

“ha l’obiettivo di sviluppare e rafforzare nei futuri docenti: a) le competenze culturali, disciplinari, didattiche e metodologiche, in relazione ai nuclei fondanti dei saperi e ai traguardi di competenza fissati per gli studenti; b) le competenze proprie della professione di docente, in particolare pedagogiche, relazionali, valutative, organizzative e tecnologiche, integrate in modo equilibrato con i saperi disciplinari; c) la capacita’ di progettare percorsi didattici flessibili e adeguati al contesto scolastico, al fine di favorire l’apprendimento critico e consapevole e l’acquisizione delle competenze da parte degli studenti; d) la capacita’ di svolgere con consapevolezza i compiti connessi con la funzione docente e con l’organizzazione scolastica. È destinato ai soggetti vincitori del concorso di accesso ai ruoli e si articola come segue: a) un primo anno finalizzato al conseguimento del diploma di specializzazione di cui all’articolo 9, per l’insegnamento nella scuola secondaria o in pedagogia e didattica speciale per le attivita’ di sostegno didattico e l’inclusione scolastica; b) un secondo anno di formazione, tirocinio e primo inserimento nella funzione docente; c) un terzo anno di formazione, tirocinio, e inserimento nella funzione docente. Il percorso FIT è realizzato attraverso una collaborazione strutturata e paritetica fra scuola, universita’ e istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica.”

Gli interventi contenuti nel DDL Bilancio/2019 di fatto cancellano il FIT e la formazione iniziale previsti dal DL 59/2017 che vengono sostituiti da un concorso pubblico nazionale, indetto su base regionale e interregionale, che avrà carattere abilitante e farà accedere a un percorso annuale di formazione iniziale e prova. Tale decisione segna un danno grave per la formazione dei docenti, poiché elimina l’esperienza di tirocinio che consente l’apprendimento sul campo delle competenze didattiche ed educative, in sinergia tra università e scuola.
Questo nuovo quadro normativo non consente di garantire un’adeguata formazione al personale docente. Alla scuola vanno riservate tutte le risorse, materiali e immateriali, necessarie a garantire ai giovani che la frequentano di ricevere la migliore formazione possibile.
È necessario valorizzare le esperienze pregresse per riformulare il percorso della formazione docente in modo serio e rigoroso, in quanto condizione per offrire ai giovani contesti formativi di elevata qualificazione culturale.
A tale scopo si ritiene necessario:

  1. rafforzare la formazione nel campo delle scienze dell’educazione, necessaria per interpretare le questioni educative, per ipotizzare modelli curricolari adeguati, strutturare esperienze ad alto potenziale formativo;
  2. qualificare la formazione delle didattiche disciplinari con un preciso riscontro laboratoriale, anche sperimentando forme di didattica innovativa;
  3. integrare il percorso di formazione nei saperi dell’educazione e nelle didattiche disciplinari con un percorso di formazione sul campo attraverso l’esperienza di un periodo di tirocinio. La formazione sul campo, accompagnata da laboratori riflessivi, dedicati alla analisi e alla valutazione critica e ridefinizione dei percorsi, costituisce il momento qualificante per l’acquisizione delle competenze professionali.

Queste richieste collocano l’Italia all’interno del quadro europeo, ove la formazione dei futuri docenti prevede il conseguimento di una preparazione teorica disciplinare e nelle scienze dell’educazione e un tirocinio.

I presidenti delle Società pedagogiche:
Simonetta Polenghi, SIPED
Roberta Caldin, SIPES
Fulvio de Giorgi/Antonia Criscenti, CIRSE
Mario Lipoma, SIEMES
Pietro Lucisano, SIRD
Umberto Margiotta, SIREF
Pier Giuseppe Rossi, SIREM
Carla Xodo, CIRPED

30.05.2019

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